domenica 29 settembre 2013

Pietro Grasso al WFS Meeting, Erice - 20 Agosto 2013

Anche quest'anno si è tenuto in Agosto (dal 19 al 24)  il corso diretto dal Prof Zichichi dal titolo ERICE INTERNATIONAL SEMINARS ON PLANETARY EMERGENCIES, giunto alla sua 46° edizione.


Anche quest'anno la partecipazione è stata numerosa con la presenza ad Erice di 124 scienziati provenienti da 60 laboratori di 38 nazioni per partecipare ai Seminari internazionali nell'aula Dirac della Fondazione Ettore Majorana, i cui proceedings sono pubblicati annualmente da Richard Ragaini. 

Lectio Magistralis di Pietro Grasso aprirà i Seminari internazionali a Erice: dal 20 al 23 agostoNino ogni anno riesce a stupire tutti, invitando pesonalità del mondo della cultura e della politica, basta scorrere il sito web dello scorso anno. Ma quest'anno c'è stato qualcosa di più ha fatto intervenire il Presidente del Senato Dr Pietro Grasso. Il Magistrato Grasso per anni è stato in prima linea contro il crimine organizzato, e dal 2005 è stato il Procuratore Nazionale Antimafia. Nel corso della sua attività ha chiesto ed ottenuto quasi 500 ergastoli e centinaia di condanne per varie migliaia di anni di carcere. Dal 2012 per Rai Storia ha condotto il programma in 12 puntate dal titolo Lezioni di Mafia, la cui prima lezione è dedicata a La Cupola. Il Dr Grasso, per gli amici Piero, era arrivato la sera prima, con una scorta personale davvero imponente e chiaramente evidente. I colleghi stranieri, che non ne conoscevano la storia personale, si e ci chiedevano se non fosse eccessiva e se non fosse dovuta soprattutto a dare una dimostrazione di potere. Ed era chiaro che le nostre spiegazioni non erano del tutto convincenti e che non riuscivamo a scalfire il loro scetticismo. 

La mattina dopo, il Dr Grasso ha svolto una lezione magistrale di notevole spessore su La grande Alleanza fra Politica e Scienza, e dopo aver espresso le sue considerazioni per ciascuna delle emergenze discusse e studiate quest'anno ha sentenziato:

I problemi che la comunità scientifica pone alla politica, nell'interesse collettivo,
 hanno bisogno di persone in grado di saper guardare alle prossime generazioni,
 non alle prossime elezioni !!! Il risultato di questa mancanza è,
 purtroppo, sotto gli occhi di tutti.


per concludere la sua lezione con le seguenti considerazioni ed auspici: 

In questo senso mi piace fare mie le parole di Enrico Fermi sulla professione del ricercatore, che "deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi". Così come mi piace estendere tali parole alla professione del politico, che deve allo stesso modo spostare in avanti le frontiere delle proprie idee e delle proprie convinzioni, cercando non solo immediati consensi, ma anche, e soprattutto, soluzioni valide e visioni lungimiranti. Non bisogna mai trascurare che al centro di tutto c'è sempre l'uomo, che invece di usare la scienza per vivere meglio, la rivolge contro se stesso o i propri simili, tradendo i valori a cui la scienza si è sempre ispirata: amore verso l'universo e rispetto per la vita e la dignità dei cittadini.

Con questo spirito, nel mio ruolo di Presidente del Senato, non esiterò a battermi affinché il Senato della Repubblica sappia sentirsi parte di questa sfida, utilizzando tutti i poteri e le funzioni a sua disposizione, dalla legislazione al controllo sull'operato del Governo, dall'acquisizione di dati ed informazioni alle inchieste legislative, perché le emergenze planetarie siano considerate adeguatamente, in un confronto costruttivo e trasparente, perché è questa la più bella battaglia di civiltà che si possa immaginare.

Mi auguro che a quest'obiettivo sapremo giungere anche attraverso la rinnovata alleanza tra la politica e la scienza che gli appuntamenti ericini hanno sempre invocato. Essere buoni alleati non significa confondere i ruoli. Significa imparare a condividere risorse e capacità per perseguire con forza e determinazione progetti comuni. Acquisire come bene comune i risultati di una "Scienza senza segreti e senza frontiere" e passare dall'emozione al progetto attraverso una ferma volontà politica: un'utopia che può divenire realtà.
L'utopia ha una sua forza inarrestabile nella misura in cui qualcuno, difendendo le proprie idee anche fino alla morte, dimostra che il cambiamento è possibile. Galilei, Copernico, Newton, Fermi, Einstein e tanti altri, pur considerati degli eretici dai loro contemporanei, son riusciti a far progredire l'umanità.
Speriamo che le utopie del terzo millennio, pur nella generale incredulità, possano realizzarsi e contribuire al progresso del mondo. E' questo l'auspicio che oggi vorrei affidarvi, nella convinzione che l'entità dei valori in gioco ci renderà straordinariamente coraggiosi nel perseguire gli obiettivi.
Auguro quindi buon lavoro ai 124 scienziati che, nel corso dei seminari, si potranno aggiornare e confrontare sui progressi compiuti nell'attuazione degli oltre 100 progetti di ricerca in corso nei 60 laboratori di 38 nazioni.
Il testo completo della Lezione Magistrale al sito web del Senato  e dell'Agenzia Parlamentare 

A fine lezione c'è stato un sentito applauso da parte di tutto l'uditorio, e sebbene fosse ancora opprimente la presenza della scorta, il relatore dal sorriso aperto e disarmante, l'uomo dei vertici politici e giuridici dall'eloquio profondo e semplice, che analizzava con chiarezza il ruolo e le complementarietà delle diverse funzioni dei ricercatori e dei politici, aveva conquistato la platea. Con quell'applauso prolungato, l'uditorio mostrava la condivisione della sua analisi e delle sue considerazioni e soprattutto esprimeva il suo supporto alle iniziative che lui aveva espresso la volontà di voler perseguire.

Poi, dopo un parco coffee break, siamo ritornati ai lavori della nostra sessione, per finirla alle 13:30 ed aggiornarci alle 15:00 per la sessione successiva. Il nostro gruppo di Biomedicina su AIDS e Malattie infettive (che includeva un infettivologo indiano, un epidemiologo Ugandese, un oncologo palermitano, un neurologo italiano) per poter mettere a punto i dettagli della nostra sessione per il giorno successivo, ha deciso di trovare un punto di ristoro tranquillo e defilato. Il luogo era veramente ideale per una riunione di lavoro e così abbiamo continuato a valutare ordine e contenuti delle nostre presentazioni. Poi abbiamo visto alcuni uomini della scorta che ci scrutavano e ... guardando un pò più in là abbiamo intravisto il Dr Grasso a pranzo. 

Ora era chiara quella strana tranquillità per una cittadina come Erice nel periodo estivo. Però non avendo segnali di diniego siamo rimasti a mangiare e chiacchierare. D'improvviso alcuni movimenti della scorta hanno indicato che il Dr Grasso stava andando via, allora gli ho chiesto se volesse sedere con noi a fare qualche foto. E' difficile descrivere l'ammirazione ed il piacere che ha pervaso il gruppo, per la dimostrazione di stima reciproca che veniva così suggellata  ....  ma forse lo si può apprezzare dalle foto. Questa è l'Italia che gli stranieri apprezzano ed ammirano e che rende orgogliosi gli Italiani.





domenica 22 settembre 2013

Il Primo Meeting del GVN Italia


Virus Oncogeni e Patologie Neoplastiche - Oncogenic Viruses and Neoplastic Diseases
Ist Naz Tumori – IRCCS Fondazione "G. Pascale" Napoli 
16-18 October 2013

Nell’ambito delle attività del GVN finalizzate a migliorare la ricerca biomedica e la risposta sanitaria alle attuali patologie virali ed ai nuovi rischi di pandemie, una componente rilevante è rappresentata dalle infezioni virali croniche che progrediscono a patologie neoplastiche. L’entità di neoplasie associate ad agenti virali nel mondo supera globalmente il 20%, con un’alta prevalenza nei Paesi in via di sviluppo, dove le neoplasie associate a patogeni rappresentano il 40% di tutte le neoplasie.

La maggior parte delle neoplasie associate a patogeni presentano una forte dipendenza con la riduzione della risposta immunologica e la polarizzazione immunologica Th1/Th2. Per questo motivo malattie intercorrenti o l’assunzione di farmaci che inducano immunosoppressione possono rapidamente accelerare la progressione neoplastica di infezioni croniche, anche subcliniche. Questo è quanto avviene nel caso del Sarcoma di Kaposi associato all’HHV8 e dei linfomi associati all’EBV, che rappresentano le patologia neoplastiche che si sviluppano più frequentemente dopo trattamenti con chemioterapici per altre patologie neoplastiche o reumatiche. Ciò si osserva anche dopo infezioni di patogeni immunosoppressivi (quali l’HIV/AIDS) o trattamenti immunosoppressivi in soggetti sottoposti a trapianto d’organo. Inoltre anche le bio-terapie che bersagliano i linfociti B possono determinare l’alta frequenza di neoplasie opportunistiche.

Per tali motivi, è cruciale condurre studi ed aumentare la nostra capacità di risposta per malattie il cui aumento di velocità di progressione neoplastica può rappresentare una minaccia per l’umanità. Tra i tanti patogeni direttamente o indirettamente implicati nella patogenesi delle patologie neoplastiche, sono stati selezionati tre modelli da sviluppare nel corso di questo convegno monotematico: virus epatitici e carcinoma del fegato; EBV e linfoma; HTLV-I e Leucemie/Linfomi a cellule T: Eventi futuri si focalizzeranno su altre patologie neoplastiche a patogenesi virale, incluse le neoplasie mucosali associate all’HPV, il Sarcoma di Kaposi e l’HHV8. Inoltre a breve saranno organizzati altri convegni su infezioni virali acute e pandemie.

Sebbene questo convegno sarà prevalentemente finalizzato agli attuali ed a I nuovi membri del GVN Italia, la Partecipazione dei colleghi Europei permetterà la costituzione di Networks Europei per una effettiva integrazione delle loro attività e per la possibilità di rispondere prontamente a bandi Europei multi-nazionali.

Il Convegno di tre giorni (dal 16 al 18 Ottobre p.v.) si terrà all’Eremo dei Camaldoli sul Monte Giove, a circa 10 Km dal nostro Istituto, in una sede unica per la sua tranquillità e per la veduta panoramica su Vesuvio e Golfo di Napoli, da Sorrento e penisola Sorrentina a Sud e le isole di Capri ed Ischia ad Ovest.

Tutti i pasti saranno preparati ed allestiti dalle suore di Santa Brigida, che contribuiranno a dare al Convegno una atmosfera meditativa e profonda, con il loro immutato stile di vita medioevale: l’ordine fu fondato dalla Svedese Santa Brigida nel 1369 e ricostituito nel 1911 dalla beata Madre - Elizabeth Hesselblad, una Svedese Luterana convertitasi al Cattolicesimo.

Il Convegno, con la partecipazione dei colleghi Europei, porrà di certo le basi per il GVN Europa.

Il programma del convegno è disponibile al sito web: 

gvn-italia-2013

Il report del convegno è disponibile sulle Virion Newsletter del GVN 

lunedì 5 agosto 2013

Un Armeno in Italia: Ararad Khatchikian

Nel 1995 incontrai Ararad, che aveva una scuola di sleddog qui a Tarvisio con una cinquantina di Husky Alascani. Ararad è una persona molto particolare. Nato nel 1955 a Khartoum (Sudan) da padre Armeno e madre Italiana è in Italia dall'età di nove anni. Si iscrive a Medicina a Trieste, ma interrompe gli studi nel 1983. L'ultimo esame è quello di immunologia con il Prof Comoglio. Quando ci incontriamo, una volta all'anno, si parla di cani, di avventure in Alaska, di corse di slitta per salvare popolazioni isolate da epidemie di difterite, e di ...... immunologia dei tumori.

Nel 1995 Ararad ci diede Lucine, l'Husky che è vissuto con noi per 15 anni. 

Anche quest'anno ci siamo visti per la solita passeggiata di Lisa in sleddog, ed Ararad ci ha invitati alla sua serata in Trio al Palazzo Veneziano di Malborghetto (UD).
La serata è stata molto piacevole soprattutto perchè sentirlo cantare e vedere qualcuno dei filmati della sua storia e quella del genocidio di 1'800'000 Armeni perseguitati , mi ha dato modo di conoscerlo ed apprezzarlo ancora di più. Ararad da uomo dello sport è sempre pronto a confrontarsi e competere in prima persona. Una delle prime sfide fu nel 1984 quando grazie alla sponsorizzazione della Stock 84 (ed a Mike Buongiorno) Ararad ed il fratello Armèn parteciparano alla Iditarod. Da allora hanno messo su la scuola sleddog in Italia (ed in Europa), ed hanno organizzato the Sleddog European Sprint Championship. Nel 1993 (a settantanni dall'evento) ripartirono sulle orme di Balto.


Il suo sogno attuale è quello di partire dall'Armenia per raggiungere con i suoi cani e la sua slitta il monte Ararat (un simbolo rilevante per i cristiani armeni, dove si sarebbe arenata l'Arca di Noè), che attualmente è in territorio Turco, per dar avvio ad un processo di pacificazione tra queste due popolazioni.

Sarebbe interessante verificare il ruolo degli Armeni nella cultura Kurgan. Stranamente in quella area dei monti del Caucaso nasce la cultura proto-indoeuropea circa 5000 anni fa, come supportato anche dalle indagini genetiche di L.Cavalli-Sforza (picco in Russia meridionale della III componente principale della composizione genetica delle popolazioni Europee moderne).



domenica 21 luglio 2013

Il St Mary's Hospital e l'epidemia di Ebola

Si sente parlare spesso di mal d'Africa, e forse ne sono affetto anche io, ma di preciso non so cosa sia e soprattutto non so se i sintomi siano gli stessi per tutti.

Era da poco iniziata l'epidemia di AIDS ed eravamo ancora al centro dell'attenzione mondiale per i nostri studi sul Sarcoma di Kaposi (KS) e per i Congressi organizzati  a Napoli nel Giugno del 1983 ed  a Sorrento del 1986, quando ci rendemmo conto che forse l'epidemia non era direttamente legata all'agente eziologico del KS, ma anche essa aveva un link con l'Africa. In Europa i primi casi di KS non erano di omosessuali caucasici, ma di emigrati Africani, come evidente nel convegno "International Symposium on African AIDS", organizzato a Brussels nel 1985 da Nathan Clumeck. Quello fu la scintilla per andare a verificare la prevalenza di AIDS in Africa e se i KS da noi studiati in Uganda fossero associati o meno all'HIV/AIDS1. E così fu dato inizio alla serie di congressi sull'HIV in Africa di cui il primo a Napoli nel 1987 dal titolo "AIDS and Associated Cancers in Africa: Second International Symposium", il successivo a Kinshasa Tanzania (1988) e poi Marsiglia Francia (1989) e così prese inizio ICASA, la prima grande serie di congressi su HIV e Neoplasie-associate in Africa. Nel contempo si costituiva una task-force italiana di intervento per l'Uganda con la convergenza della Direzione Generale per lo sviluppo e la Cooperazione del Ministero degli Esteri (con Guido Bertolaso e Vincenzo Racalbuto), dell'Istituto Superiore di Sanità - ISS (con Donato Greco), dell'ICSC  the ICSC-World Lab, Lausanne, Switzerland (Project MCD-2/7).(Prof. A. Zichichi) sui progetti proposti dal nostro gruppo2 . Nell'ambito di quella attività fu costituito l’East Africa AIDS Research Center presso l’Uganda Virus Research Institute di Entebbe-Uganda. Ma una parte del progetto ci fu chiesto di svilupparlo presso l’Ospedale Missionario Italiano del Saint Mary's Hospital a Lacor. Ed alla fine degli anni ’80 arrivammo al Lacor. Un ospedale di altissimo livello nel Nord dell’Uganda, ai confini con il Sudan/Darfour, e prossimo al Congo/Zaire. Lì nei primi anni ’90 conducemmo uno studio di caratterizzazione biomolecolare con sequenziamento nucleotidico ed analisi filogenetica dell’HIV e riuscimmo addirittura a dimostrare che la clade in evoluzione era quella A mentre la D (ritenuta in fase evolutiva) rappresentava la forma ancestrale in estinzione2.

In quel periodo potemmo incontrare i Corti (Piero e Lucille Teasdale) e diventare amici di Matthew Lukwiya, e con il supporto della comunità scientifica Ugandese il progetto Vaccinale anti-HIV da noi in corso di messa a punto fu incluso nel piano nazionale di lotta all’AIDS (IAVI report Oct-Nov 2002 page 11).

L’incontro con la realtà di Gulu fu scioccante ed illuminante allo stesso tempo. Una situazione molto difficile dal punto di vista sociale e sanitario, retta da persone con una motivazione, una determinazione, un altruismo mai incontrato fino ad allora. Il primo incontro/scontro con Matthew fu una esperienza unica: noi avevamo avuto un progetto (finanziato dal Ministero degli Esteri e dal Ministero della Sanità) per valutare prevalenza ed incidenza dell’HIV in quella regione e lui parlava di strade, di biciclette. Pensai dapprima di avere a che fare con un imbroglione, che voleva solo usare i nostri preziosi soldi della Cooperazione per chissà quale malaffare. E quella sera finì male: nessuno dei due voleva cedere. Io volevo solo usare i soldi del nostro progetto fino all’ultimo centesimo per i nostri campioni. Poi qualche sera dopo andai nel suo appartamento, che era al piano di sotto della guest house di Lacor. Noi ospiti temporanei abitavamo al piano di sopra, loro al piano di sotto. Noi avevamo un bagno ed una doccia comune per tutti gli ospiti. Loro non avevano il bagno in casa. Piero Corti non voleva stravolgere del tutto le loro abitudini. Il bagno era fuori nel cortile e comune. Così anche per gli alloggi degli infermieri.

Piero, Lucille e Matthew
L’appartamento era piccolo, ma pulito e confortevole. Soprattutto vivo per i bambini di Matthew che garruli ci correvano attorno. Oltre ai colleghi acholi (la tribù africana di quella regione) c’erano alcuni italiani. Giorgio, un urologo di Firenze, mi raccontò le plastiche vescicali che faceva. La tribù era sparsa su un ampio territorio, con poche via di comunicazione. La maggior parte delle donne partorivano nella savana. Ma la presenza di problemi (una presentazione podalica o una posizione trasversale del feto) poteva rappresentare la morte di entrambi: madre e figlio. Anche la presentazione cefalica poteva presentare dei problemi in presenza di rapporti estrinseci materno-fetali anomali, con i diametri cranici del feto non compatibili (superiori) a quelli materni. Non era infrequente vedere neonati con l’impronta della canna della bicicletta sulle ossa craniche perché la madre in fase di dilatazione avanzata aveva viaggiato per ore sulla canna della bicicletta che il marito pedalava. Ma la complicanza peggiore era un impegno prolungato della testa fetale nel canale del parto con una necrosi di utero e vescica (compresse contro l’osso del pube) e perforazione/fistola utero-vescicale e perdita continue di urine. Queste giovani donne, diventavano in breve le reiette delle loro comunità per l’odore putrido che emanavano. E Giorgio era uno dei pochi che sapeva ancora fare ricostruzione della vescica ed aveva deciso di farlo lì invece che in qualche clinica privata europea.

Qualche giorno dopo parlai con Matthew di strade sterrate e di ……..  due biciclette.

Diventai grande amico di Matthew, un acholi laureato a Kampala in Medicine e con master in epidemiologia conseguito a Toronto, che ricambiava affettuosamente la mia stima. Matthew rimarrà in modo indelebile nei miei ricordi, come collega ed ancor più come uomo che ha affrontato la vita con tenacia e con determinazione, ma soprattutto ha affrontato la morte con dignità al posto di comando …..  in piena epidemia di Ebola all’Ospedale di Gulu nel 2000. L’ultimo a morire di Ebola dopo averla diagnosticata ed averne implementato le procedure per la corretta gestione sanitaria.

Molti scolari, in passato, si sono entusiasmati (come me) sui banchi di scuola alle gesta di Leonida e dei suoi trecento opliti spartani alle Termopili che bloccando l’invasione dei Persiani di Serse avevano salvato Atene, ma quei racconti lontani nel tempo evocano storie mitiche forse anche un po’ manipolate. La storia di Matthew, invece, è una cronaca dei nostri giorni, una storia ed un esempio di dedizione difficile da dimenticare ed ancor più difficile da emulare ….."What would happen if Ebola, a deadly and highly contagious virus, left the remote heart of Africa?”  http://www.bbc.co.uk/radio4/science/ebola.shtml.

1.      Levy JA, Pan LZ, Beth-Giraldo E, Kaminsky LS, Henle G, Henle W, Giraldo G. Absence of antibodies to the human immunodeficiency virus in sera from Africa prior to 1975. Proc Natl Acad Sci U S A. Oct;83(20):7935-7, (1986 )
2.      Buonaguro L, Del Guadio E, Monaco M, Greco D, Corti P, Beth-Giraldo E,Buonaguro FM, Giraldo G. Heteroduplex mobility assay and phylogenetic analysis of V3 region sequences of human immunodeficiency virus type 1 isolates from Gulu, northern Uganda. The Italian-Ugandan Cooperation AIDS Program. J Virol. 69(12):7971-81 (1995)


Materiale bibliografico e links:
  1. Giraldo's Karger's Books;
  2. Giraldo's NLM Books
  3. Karger's Series Book
  4. ICASA History 
  5. ICASA Report 2005
  6. Un Comboniano in Uganda: Frate Elio Croce
  7. Un documento youtube su: Attività al Lacor Hospital di Gulu
  8. The Erice_AIDS statemen WFS 1999  

domenica 23 giugno 2013

Il Sarcoma di Kaposi e l'epidemia di AIDS

30 anni fa a Napoli

Erano gli inizi degli anni '80, da poco era scoppiata l'epidemia di AIDS ed il nostro gruppo diretto dal Prof. Gaetano Giraldo, si trovò al centro dell'attenzione mondiale essendo uno dei pochi laboratori al mondo che studiavano il Sarcoma di Kaposi (KS). Gaetano sull'esempio di Burkitt, lo scopritore del linfoma che da lui ha preso il nome e che interessa prevalentemente il volto dei bambini, aveva identificato una neoplasia con una particolare incidenza in Uganda: il sarcoma di Kaposi. Dal 1972 oltre a cercare le tribù con maggiore incidenza di tale sarcoma, Gaetano cercava di caratterizzarne la patogenesi ed in particolare il virus che ne era la causa. E così cominciarono gli studi sugli Herpes virus oncogeni, in particolare sul ruolo del Citomegalovirus (HCMV), che per anni è stato considerato essere l'agente eziologico del KS, fino alla scoperta del virus HHV-8 nel 1994. Per questo motivo quando nel 1981 scoppiò l'epidemia di sarcoma di Kaposi (descritta da Paul Volberding in un gruppo di omosessuali da lui curati), ci trovammo al centro dell'interesse mondiale, in particolare al Congresso del Marzo 1983 di New York organizzato da Friedman- Kien, dove tutti volevano sapere (dal sottoscritto) se era plausibile pensare che l'HCMV potesse essere la causa di epidemia di KS. C'era già Bob (Gallo) che cercava di zittire il suo gruppo, incluso Max Essex, perchè loro avevano già qualche idea, ma non il virus. Sull'onda di quell'interesse dilagante sulla strana immunodeficienza, che solo negli omosessuali si associava al KS (non si riscontrava negli emofiliaci), organizammo il primo convegno al Castel dell'Ovo a Napoli dal titolo "Epidemic of Acquired Immune Deficiency Syndrome (AIDS) and Kaposi's Sarcomatenutosi il 25 Giugno 1983.

In quel convegno Françoise, la giovanissima Barré-Sinoussi da poco rientrata dall'NIH dove aveva cominciato a lavorare sulla reverse trascriptase (la trascrittasi inversa) dei retrovirus, descrisse i suoi risultati e fu energicamente attaccata da Bob, perchè secondo lui non c'erano abbastanza dati (o forse nessuno) che provasse che si trattava di un nuovo retrovirus. D'altra parte erano solo due anni che Bob aveva scoperto il primo retrovirus umano (l'HTLV-I), e dopo quasi settanta anni di ricerche infruttuose ora se ne identificavano addirittura due in così breve tempo e soprattutto in patologie tanto diverse. Fu allora che Jean Claude (Chermann), il direttore del laboratorio di retrovirologia del Pasteur e capo di Françoise offrì a Bob la possibilità di verificare i loro risultati. E così qualche mese dopo Jean-Claude  inviò i loro campioni biologici e la fotografia al Microscopio elettronico del virus da loro identificato.

E quello fu l'inizio della saga dei successivi 20 anni tra NIH e Pasteur. Il gruppo di Bob isolò il virus dal materiale inviatogli da Jean-Claude ed addirittura pubblicò come foto del loro isolamento quella al Microscopio elettronico inviatagli dal Pasteur. Così sebbene avessero di fatto coltivato il virus e permesso la sua caratterizzazione. il gruppo dell'NIH sembrava non aver saputo isolare il virus ..... ed il premio Nobel 2008 è andato alla sola Françoise ed a Luc (Montagnier), che sebbene direttore dell'Unità di Virologia Oncologica non era stato direttamente coinvolto negli studi sull'HIV. A questo seguirono varie controversie sia per l'esclusione di Jean-Claude  che quella di Bob.

In questi 30 anni si sono fatti dei passi scientifici giganteschi sull'HIV, ed in generale sui lentivirus, che nel frattempo sono stati usati anche come vettori virali in terapie genetiche. Il risultato scientifico più rilevante è stata la possibilità di contenere l'infezione da HIV che sebbene non sia stata debellata con i trattamenti antiretrovirali (nemmeeno con l'HAART) nè sia stato ancora identificato un efficace vaccino preventivo anti-HIV,  è diventata di fatto una patologia cronica con cui si può convivere per varie decadi. Un risultato incredibile in soli trenta anni, considerando l'aggressività della patologia al suo esordio, la totale novità del virus e  la totale mancanza di conoscenze della comunità scientifica. L'auspicio è che a breve si possa identificare anche un efficace vaccino preventivo con cui eradicare il virus.

martedì 11 giugno 2013

Tumori Epatici: Speranze in un virus. Pascale Capofila


A pagina 30 Ettore Mautone riporta una intervista a Francesco Izzo di ritorno dall'ASCO di Chicago.

Risultati eccellenti del JX-594 (Pexa-Vec), che è un clone attenuato del vivirus vaccinico, ritornato in uso come virus oncolitico, soprattutto per l'epatocarcinoma http://www.nature.com/nm/journal/v19/n3/full/nm.3089.html

Di fatto il Pexa-Vec è virus vaccinico modificato della Jennerex,  che è:
  • TK-- (è stata rimossa la timidilato kinasi virale), per cui replica prevalentemente nelle cellule neoplastiche che hanno un alto livello di timidilato kinasi con una Km anomala anche per analoghi della timidina;
  • GM-CSF+ (è stato introdotto il gene del fattore di crescita per granulociti/macrofagi), per cui si aumenta la risposta immunologica

Il meccanismo d'azione è schematizzato in una recente review su Pharmaceutical Patent Analyst http://www.future-science.com/doi/abs/10.4155/ppa.12.65  il cui PDF é raggiungibile da questo link. .



   


A pagina 30 del fascicolo del Denaro dell' 11 Giugno 2013, Ettore Mautone riporta una intervista al Dr Francesco Izzo sul Convegno ASCO tenutosi a Chicago. 
            

venerdì 7 giugno 2013

La Vaccinazione contro il Vaiolo a Napoli

La storia della vaccinazione anti vaiolosa a Napoli ha qualcosa di incredibile. Se da un lato il gruppo di Galbiati ha sviluppato primo nel mondo una vaccinazione animale corretta che assicurava una efficiente vaccinazione, sicura e priva di ulteriori infezioni umane (in particolare prive della Spirocheta pallida - Treponema pallidum, agente della sifilide), contemporaneamente il Comitato delle Vaccinazioni continuava ad usare la vaccinazione braccio-a-braccio, con il trasferimento del materiale "purulento" da soggetti precedentemente vaccinati a quelli da vaccinare. In particolare a Napoli era valso l'uso di usare principalmente come fornitore di vaccino bambini del brefotrofio dell'Annunziata. In questi bambini, però, c'era una frequenza di malattie infettive (particolarmente la sifilide) circa 10 volte maggiore di quella della popolazione generale, per cui il rischio che il vaccino prelevato fosse contaminato da altri agenti infettivi (incluso il virus dell'epatite) era molto alto.

Perchè Galbiati, primario della Ginecologia dell'Ospedale degli Incurabili, aveva cominciato la retrovaccinazione e la vaccinazione animale? La difficoltà di reperire e conservare correttamente le croste delle pustole del vaiolo bovino rappresentavano un grosso limite alla vaccinazione di intere popolazioni, così già Jenner era dovuto ricorrere al trasferimento da "braccio-a braccio", da bambino vaccinato a bambini da vaccinare, del materiale di origine bovino. Il 14 Maggio 1801 la vaccinazione contro il vaiolo umano, con il vaiolo bovino vaccinico, inizia nel Regno delle due Sicilie a Palermo. Il Dr Jos H. Marshall, con il collega Walker, ha avuto il compito di avviare la vaccinazione a Malta ed a Gibilterra e decide di fare altrettanto in Egitto ed in Sicilia (1). Nel racconto del Calcagni c’è la dettagliata descrizione della procedura per la vaccinazione, il numero dei vaccinati, la reazione locale e le pustole. Inoltre a pagina 30 c’è la descrizione del numero dei bambini vaccinati usati per propagare la vaccinazione (o forse più correttamente come riporta il Calcagni per propagare la malattia del vaiolo bovino), dato che localmente la maggior parte delle infezioni erano trasferite da braccio-a- braccio (1). Per evitare la possibilità del trasferimento di altre malattie intercorrenti umane (in particolare la sifilide) si cerca di tornare al vaiolo bovino. Luigi Sacco a Milano lo fa identificando mucche con lesioni pustolose simili a quelle descritte da Jenner, che diventano la fonte del suo materiale vaccinale (1, pag 16) con cui vaccina direttamente i pazienti senza passaggi inter-umani; Galbiati a Napoli, non reperendo mucche con la patologia spontanea introduce la retrovaccinazione . Nel 1803 (210 anni fa) Galbiati dimostra che è possibile trasferire il vaiolo bovino dai soggetti umani alle mucche e che il materiale linfatico prelevato a breve dalle mucche era efficace nell’infettare altri soggetti umani (2). Galbiati mette a punto la metodologia per produrre il vaccino e nel 1810 descrive accuratamente le tre principali ragioni per preferire la vaccinaziona animale rispetto a quella braccio-a-braccio:
la possibilità di aumentare a piacimento la produzione del vaccino, il recupero della patogenicità del virus del vaiolo bovino che è persa nel corso del trasferimento umano, e soprattutto la rimozione di patogeni umani intercorrenti che possono contaminare le preparazioni vacciniche (3). La retrovaccinazione, infatti, permette la rimozione di patogeni umani, che non replicano nei bovini (3). Per questi motivi Galbiati avvia a Napoli nel 1810 il suo impianto di  produzione di vaccino bovino anti-vaioloso (4), che verrà divulgato in un contesto internazionale solo nel 1864 durante il Congrès Medical de Lyon (5,6) e diventerà la procedura mondiale standard per la preparazione vaccinale e quella di partenza per il vaccino Dryvax prodotto dalla Wyeth fino agli anni ‘70, quando la vaccinazione anti-vaiolosa fu sospesa nel mondo essendo stato debellato il vaiolo umano.

La produzione di vaiolo bovino fu continuata dagli allievi del Galbiati: il Dr Ferdinando Palasciano e Giuseppe Negri, che avviarono altri siti di produzione a Parigi ed a Lione (4). Tuttavia la vaccinazione animale non fu mai ufficialmente accettata dalla comunità scientifica napoletana, anzi iniziò una forte diatriba con i Medici del Comitato Vaccinale, istituito e regolato da una ordinanza reale (7), che nel 1810 cercarono di far emanare una legge che proibisse la vaccinazione con la linfa vaccinica e poi fondarono la rivista “La Biblioteca Vaccinica” per discreditare l’impianto del Galbiati (4). Tuttavia la vaccinazione animale era preferita dai nobili e dalla famiglia reale, oltre che dai più illustri medici del tempo (incluso Cotugno, Villari e Sementini).  Finalmente nel 1849 Giuseppe Negri, che era subentrato al Galbiati al suo decesso (1844),  ebbe finalmente dalla famiglia reale delle mucche spagnole per l’inoculazione mensile del vaiolo bovino e la continua produzione di vaccino, che soddisfatte le necessità della corte poteva essere distribuito anche alla popolazione generale. Dopo l’unificazione del Regno d’Italia nel 1861, Negri continuò a produrre il vaccino animale presso il suo impianto a sue spese.

Il Comitato Vaccinale durante la sua attività ha sempre preferito la vaccinazione braccio-a-braccio, sebbene ormai in Europa ci fossero varie osservazioni sul rischio di infezioni intercorrenti quali sifilide, epatite e tubercolosi  (9,10). Il rischio maggiore a Napoli, era inoltre costituito dal prevalente uso di bambini del brefotrofio “La Real Casa dell’Annunziata", che costruito nel 1330 divenne ufficialmente un brefotrofio nel 1650 dove i bambini “esposti” erano offerti alla Madonna dell’Annunziata per la sua divina protezione.  I bambini erano vaccinati nelle ore successive al loro arrivo, usando come produttori di vaccino i bambini più sani tra i vaccinati, sia per le procedure braccio-a-braccio che per l’estrazione del vaccino linfatico. Di fatto i bambini del brefotrofio costituivano il ”deposito” del vaiolo bovino “umanizzato” dell’intera provincia, sia per le istituzioni pubbliche che per i militari (10,11). Sfortunatamente, in quegli anni, la sifilide (come altre malattie
Tabella 1: Cause di Morte negli Esposti e nei figli Legittimi 
infettive) avevano una incidenza 10 volte maggiore nei bambini “esposti” rispetto ai bambini legittimi della popolazione generale [Tabella 1] suggerendo che il rischio di trasmissione di malattie infettive era molto alto e giustificando l’identificazione nosologica della “sifilide vaccinica”: la sifilide trasmessa dalla vaccinazione anti-vaiolosa (11, pag 175). Solo nel 1893 il vaccino con linfa “umana” fu sostituito per decreto da quello costituito dalla linfa “bovina” del Galbiati (11, pag 175).  

Fu così che, come spesso avviene nella storia umana, per una peculiare combinazione di eventi, la città che aveva sviluppato il vaccino più efficace e sicuro con linfa bovina, divenne la città con il maggior rischio di trasmissione di malattie infettive. Chissà cosa sarebbe invece avvenuto se il Galbiati fosse stato ascoltato: forse la Biomerieux avrebbe la sede a Napoli, invece che a Lione, e forse avremmo avuto un Pasteur nostrano. Ma la storia non è fatta di se. La realtà è che mentre altri personaggi di questa storia sono diventati illustri ed il loro nome è stato inciso a futura memoria su strade, Istituzioni Publiche e Strutture Sanitarie, Galbiati è di fatto uno sconosciuto. L’unico ricordo un libretto sgualcito (3) conservato presso l’Università di Yale, molto probabilmente conservato solo per la sua pubblicazione in francese da parte del Dr Chambon nel 1906 (6). Lo Chambon è l’unico, in tutta questa vicenda, che sebbene non avesse mai conosciuto il Galbiati, abbia sentito la necessità di attribuirgli il giusto merito e la giusta paternità della retrovaccinazione. Una metodica a dir poco rivoluzionaria in un periodo storico in cui gli altri medici portavano le croste in tasca o cercavano mucche con pustole simili a quelle di Jenner (che ovviamente non potevano identificare con metodi microbiologici e che verosimilmente erano dovute anche ad altre patologie).

Forse potrebbe essere giunto il momento che Gennaro Galbiati sia consegnato alla storia con gli onori che merita e che il suo nome sia associato al vaccino bovino anti-vaioloso, che replica male non solo nell’uomo, ma anche nelle mucche: il virus del vaccino è infatti diverso dal virus del vaiolo bovino e quasi certamente è il virus del vaiolo equino. Ma questa è una altra storia.
  1. Calcagni F A letter on the inoculation of the vaccina, practised in Sicily : addressed to  her excellency Madam D. Stefania Statella. Translated by Cutbush E, (1772-1843),  Published by B. and T. Kite, Printed by Fry and Kammerer, Philadelphia (1807), [webcite];
  2. Galbiati G. Lettera apologetica sulla vaccina in cui si esaminano le opposizioni di ogni genere fatte alla vaccinazione in Napoli: al signor Michele Troja Printed by De Turris, Napoli (1803) [webcite];
  3. Galbiati G. Memoria sulla Inoculazione Vaccinica. Printed in Napoli (1810); [webcite];
  4. Annali universali di medicina - Volume 207, Edizioni 619-621- Pag 553 (1869) [webcite]
  5. Congrès Medical de Lyon. Compterendu des travaux et des discussions. Gazette Med Lyon 19: 449–471 (1864);
  6. Galbiati G, Mémoire sur l'innoculation vaccinale: avec l'humeur recueillie immédiatement de la vache précédemment inoculée: Translated by Bonneau A (1836–1904), Introduced by Chambon E., Printed by Rueff; Paris (1906). [webcite];
  7. Collezione delle Leggi e de’ decreti Reali del Regno delle due Sicilie. Anno 1831: Semestre I (da gennajo a tutto giugno). Printed by Stamperia Reale, Napoli (1831) [webcite];
  8. Tucker JB. Scourge: the once and future threat of smallpox. Grove/Atlantic Inc., New York (2001) [webcite];
  9. Brown E. The Case for vaccination. Baillière, Tindall & Cox. pp. 8, 21 (1902), [webcite];
  10. Griffini R. Relazione generale per l'anno 1881. Agnelli, Milano p. 35 (1882);
  11. Gorni MG, Pellegrini L. Un problema di storia sociale. L’infanzia abbandonata in Italia nel secolo XIX La Nuova Italia, Firenze, p. 175 (1974) [webcite - fulldocument];