domenica 26 febbraio 2012

Renato Dulbecco: il primo Virologo Oncologo Biomolecolare

Come al solito un pò in ritardo! ora è veramente difficile parlare di Dulbecco, quando ormai gli altri hanno già riempito il web di informazioni, dati e dettagli dopo la scomparsa del grande scienziato italiano. Però in un blog di virologia oncologica è un dovere commemorare il Prof. Renato Dulbecco. Certamente non solo perché è uno dei pochi Nobel Italiani in Medicina, ma soprattutto perché Renato rappresenta uno dei primi virologi oncologi moderni. Se Francis Peyton Rous (Baltimora, 5 ottobre 1879 – New York, 16 febbraio 1970) nel 1911 scopre che una neoplasia maligna (il sarcoma) può essere trasmesso da un pollo ammalato ad uno sano con il trasferimento di tessuto intero o finemente triturato, e che la filtrazione di tali estratti rimuove la possibilità di trasferire la patologia (suggerendo la presenza di un agente virale), è Dulbecco che nel 1960 identifica la presenza del DNA di virus oncogeni in cellule trasformate: determinando di fatto la nascita della Virologia Oncologica a livello biomolecolare [1].

Nel corso degli anni 60 Renato, continuando ad utilizzare il modello del poliomavirus (che gli ha permesso di isolare delle colture pure con cui Sabin svilupperà il vaccino anti-polio), scopre gli oncogeni: geni in grado di indurre la trasformazione oncologica sia in vitro in colture cellulari che in vivo in modelli animali. Il modello della trasformazione oncologica indotta da virus, gli permette di studiare i geni e le alterazioni molecolari implicate nel processo di trasformazione oncologica, con la caratterizzazione dei geni dell'SV40, che contaminava i primi batch di vaccino antipolio.

Nello stesso periodo cancerogenesi chimica e fisica sono ancora agli albori, permettendo di fatto solo di valutare l'entità del processo di trasformazione (numero di colonie o foci trasformati) e di classificare il grado di oncogenicità associato ad alcune sostanze o agenti cancerogeni. La virologia oncologica, invece, fa passi da gigante, concorrendo alla nascita della biologia molecolare ed alla comprensione di processi metabolici fondamentali della biologia cellulare inclusa la retrotrascrizione con la produzione di DNA a partire dall'RNA (evento essenziale dei virus ad RNA - retrovirus), scoperta effettuata dal giovane Temin, nel laboratorio di Dulbecco.

E le scoperte si accumulano tra la messa a punto di terreni di coltura (il DME F12 ed il DMEM – Dulbecco’s modified Eagle medium; l'IMDM - Iscove's modified Dulbecco Medium) e l'identificazione di geni cellulari, mentre la comunità scientifica comincia a mostrargli la sua riconoscenza ed la sua gratitudine con vari attestati ed onorificenze (tra cui la nomina a membro dell'Accademia delle Scienze Americano 1961, il premio Lasker 1967 ed infine il premio Nobel 1975). Ma le persone pervicaci non smettono mai: a quasi 70 anni avvia Il progetto genoma per analizzare e caratterizzare l'intero genoma umano, una impresa che nella comunità scientifica mondiale è percepito come un traguardo irraggiungibile e forse addirittura inutile. E questa incredibile pazzia apre la strada ad una rivoluzione totale la Omica ( con le sue sotto-categorie della genomica, proteo mica, ecc..) che essendo una conseguenza del progetto genoma non può essere ascritta a Dulbecco, ma certamente non sarebbe ancora stata possibile senza Dulbecco.

Ma da dove viene fuori questa vivace curiosità e questa intelligenza brillante. Ciò è ancora più incredibile. Dulbecco, un meridionale cresciuto al Nord, nato a Catanzaro il 22/02/1914 e cresciuto ad Imperia, conduce i suoi studi a Torino iscrivendosi alla Facoltà di Medicina a 16 anni. Renato si forma presso l’Istituto di Anatomia diretto dal Prof. Giuseppe Levi e si laurea a 22 discutendo una tesi sperimentale sulle alterazioni del fegato dovute al blocco nell’efflusso della bile [2]. Renato ha l’opportunità di imparare metodologie di avanguardia introdotte in Italia dal Prof. Levi che ha acquisito da alcuni colleghi il metodo delle colture cellulari: Ross Harrison della Johns Hopkins University, che nel 1907 ha messo a punto una tecnica per mantenere in vita cellule nervose prelevate da un organismo vivente [3, 4], ed Alexis Carrel del Rockfeller Institute, che amplia l’utilizzo delle colture cellulari e riceverà nel 1912 il premio Nobel. Giuseppe Levi con rigore scientifico utilizza la metodica e continuerà gli studi sullo sviluppo delle cellule nervose [5-7]. Inoltre applica allo studio delle cellule anche il “metodo cinematografico”, eseguendo riprese accelerate con scatto di singoli fotogrammi per mezzo di un intervallatore. A tale metodo, così prezioso in molti campi della biologia, sarà data molta rilevanza da un periodico tedesco nel 1934, che dedicherà quasi seicento pagine alla sua descrizione [6]. Metodo scientifico e metodiche innovative saranno l’ingrediente miracoloso che permetteranno non solo a lui ma anche ai suoi collaboratori ed allievi di ottenere risultati scientifici brillanti, in particolare a quei tre che poi saranno insigniti da altrettanti premi Nobel: Salvatore Luria, Renato Dulbecco e la Rita Levi-Montalcini. Tutti e tre continueranno con le colture cellulari, sviluppando e migliorando anche mezzi di coltura (il medium LB Luria-Bertani medium; il medium DME Dulbecco’s modified medium) e specifici fattori di crescita (il Nerve Growth Factor – NGF della Montalcini). Solo la Levi-Montalcini continuerà gli studi sul tessuto nervoso. Luria e Dulbecco , invece, si dedicheranno alla virologia. Una ulteriore peculiarità che accomuna Luria e Dulbecco sarà l’avvertire la necessità di una preparazione più profonda nelle scienze matematiche: entrambi dopo la laurea in Medicina acquisiscono quella in fisica che per Renato sarà in due anni a Torino [8] e per Luria a Roma nel 1938 dove incontra Fermi [9].

Fermi nel 1940 aiuterà Luria (che emigrato negli USA ha cambiato il suo nome in Salvador) ad ottenere un contratto presso il College of Physicians and Surgeons (P&S) della Fondazione Rockfeller, poi Luria ospiterà Dulbecco  dal 1947 a Bloomington  nel suo laboratorio presso la Indiana University, dove Renato incontrerà James Watson (il primo studente di Luria e futuro premio Nobel per aver scoperto con Francis Crick la struttura del DNA) e Max Delbruck padre della genetica moderna e premio Nobel con Luria, che lo porta con se nel 1950 alla CalTech (California Institute of Technology), a Pasadena.

E’ lì che Renato comincia a lavorare in virologia molecolare, acquisendo risultati scientifici rilevanti e rivoluzionando le conoscenze sui virus fino ad allora disponibili. Applica il metodo delle placche per isolare i virus (metodo sviluppato da Luria e Delbruck per i fagi) , isola mutanti della polio (e ne fornisce uno attenuato a Sabin per il suo vaccino, 1955), nel 1968 identifica la presenza di sequenze virali nelle cellule neoplastiche [10]. Nel 1986, poi, prospetta che la vera possibilità di comprendere le patologie neoplastiche ed il ruolo dei patogeni nella cancerogenesi è quella di conoscere l’intero genoma umano e lancia un appello per raggiungere tale obiettivo dalle pagine di Science [11].

La rilevanza di Dulbecco è stata la sua capacità di lavorare in discipline complementari ed utilizzare tecnologie diverse per raggiungere lo stesso obiettivo: comprendere il meccanismo della cancerogenesi ed il ruolo di agenti patogeni (quali i virus) in questo processo.

E così una nazione che non aveva mai brillato nel campo della virologia, nell’arco di un quarantennio ottiene ben due Premi Nobel in settori rilevantissimi di tale disciplina, dopo averne rivoluzionato le conoscenze ed aver formato nuove leve di ricercatori che concorreranno a stravolgere le nostre conoscenze di biologia molecolare: in particolare Watson per Luria e Temin per Dulbecco. 

Due storie leggendarie dove colture cellulari, virologia, fisica, matematica, genetica, biologia molecolare, oncologia, biochimica si fondono e si confondono a formare una sola realtà ed un solo obiettivo di conoscenza, perseguito con tenacia, determinazione e motivazione.

Il Prof Dulbecco si è spento a La Jolla, colpito da un infarto, lo scorso 19 Febbraio, tre giorni prima di poter celebrare i suoi 98 anni, inseguendo chissà quale nuova idea fondamentale per la nostra conoscenza.

1.   Smith J.D., Freeman G., Vogt M., Dulbecco R.. The nucleic acid of polyoma virus. Virology 12:185-196 (1960).
Abstract: The nucleic acid of polyoma (PY) virus was identified as DNA by the isolation of P32-labeled deoxyribonucleotides from purified P32-labeled PY virus. The inhibition of the multiplication of PY virus by aminopterin and bromodeoxyuridine (5-BDU) is described. Since both inhibitors are known to affect the synthesis of DNA, the results with both metabolic inhibitors support the conclusion that PY virus contains DNA as the essential nucleic acid.
2.   Dulbecco R.: Scienza, vita e avventura. Cap. 11 "No, dottor Dulbecco, la chirurgia non è per lei" p.66, 2001;
3.   Harrison, R. Observations on the living developing nerve fiber. Anat. Rec. 1:116-128; Proc. Soc. Exp. Med, N.Y. 140-143, 1907.
4.   Harrison, R. The outgrowth of the nerve fiber as a mode of protoplasmic movement. J. xp. Zool. 9:787-846, 1920
5.   Levi G. Ricerche sperimentali sovra elementi sviluppati “in vitro”. Arch Exp Zell-forsch., 2:244-272, 1925
6.   Levi G., Explantation, besonders die Struktur und die biologischen Eigenschaften derin vitro gezüchteten Zellen und Gewebe, “Ergebn. Anat. Entw. Geschichte”, XXXI, pp. 125-707, 1934.
7.   Bell HB.  The Cell In Culture. J clin. Path., 11, 489, 1958.
8.   Dulbecco R.: Scienza, vita e avventura. Cap. 21 "Gli embrioni maschili" p. 130-132, 2001
9.   Salvador E. Luria, "Storia di geni e di me", Editore Boringhieri, Torino, p. 30, 1984.
10. Westphal H, Dulbecco R Viral DNA in polyoma- and SV40-transformed cell lines. Proc Natl Acad Sci U S A. 59:1158-65, 1968.
11. Dulbecco R. A turning point in cancer research: sequencing the human genome. Science. 231(4742):1055, 1986.


giovedì 29 dicembre 2011

Il Progetto EMBLEM

Il Dr Sam Mbulaiteye, dell'unità di Epidemiologia Molecolare dell'NCI , ha avviato il progetto EMBLEM per rivisitare con le tecniche biomolecolari più avanzate eziopatogenesi e meccanismi molecolari implicati nel limfoma di Burkitt.

Nel corso dell'8° Congresso AORTIC, tenutosi al Cairo, è stata dedicata una sessione al progetto EMBLEM:


Inoltre il Dr Mbulaiteye ha descritto il progetto nel corso di una intervista accessibile su eCancer.tv:



venerdì 11 novembre 2011

Il Segretario di Stato US Mrs Hillary Rodham Clinton all'NIH

Il segretario di Stato degli USA Hillary Rodham Clinton presenta al Campus dell'NIH (Bethesda, MD) la sua relazione dal titolo

Creating an AIDS-free Generation - Creare una generazione libera dall'AIDS

in cui elabora le strategie del Governo Americano su come prevenire la Sindrome di AIDS per avere una nuova generazione di individui liberi dall'AIDS.

la relazione è rilasciata dall' NIH VideoCast

The Speech of U.S. Secretary of State Hillary Rodham Clinton on Global HIV/AIDS held at NIH, Bethesda, MD on November 8th, 2011


http://videocast.nih.gov/launch.asp?16952                                                

martedì 8 novembre 2011

Virus e Tumori

Convegno Internazionale su Virus e Tumori  - Viral Oncology Research Meeting,
Napoli 4-6 Ottobre 2011

Si è tenuto nei giorni scorsi a Napoli il Convegno internazionale di Virologia oncologica a cui hanno partecipato circa 90 ricercatori provenienti da 10 nazioni (Italia, Francia, Uk, Germania, Olanda, Ch, Usa, IR, Giappone, Uganda) di 4 continenti. A Settembre è stato il centenario della prima scoperta di un tumore ad eziologia virale un sarcoma dei polli indotto da un retrovirus aviario. Nel 1911 Francis Peyton Rous (Baltimora, 5 ottobre 1879 – New York, 16 febbraio 1970), allora giovane ricercatore di 32 anni, scopre che il sarcoma può essere trasmesso da un pollo ammalato ad uno sano con il trasferimento di tessuto intero o finemente triturato, e che la filtrazione di tali estratti rimuoveva la possibilità di trasferire la patologia. Sebbene di fatto Rous non avesse identificato il virus, ne aveva però dimostrato l’esistenza come anni addietro aveva fatto Pasteur (1822-1895) per la Rabbia. Rous aveva così aperto il campo della virologia oncologia e per tale scoperta avrebbe avuto il Nobel per la Medicina nel 1966. Da allora sono stati scoperti molti virus oncogeni, in particolare una intera nuova famiglia di virus ad Rna (i retrovirus), le loro vie di trasmissione, la modalità di replicazione, i meccanismi di trasformazione. Si è così accertato, che sebbene in varie specie animali ci siano patologie neoplastiche a rapida progressione clinica associate ad agenti virali, nell’uomo non esistono (o non sono state sinora identificate) patologie neoplastiche acute a patogenesi virale. Nell’uomo, invece, sono presenti vari agenti virali (quasi tutti a Dna) causa necessaria ma non sufficiente ad indurre una patologia neoplastica. Le neoplasie al fegato, ad esempio, sono prevalentemente dovute a sostanze chimiche (in particolare l’alcool e l’aflatossina prodotta da una muffa l’Aspergillus Flavus) ed ai virus epatitici (in particolare l’Hbv e l’Hcv). Tali agenti inducenti, però hanno bisogno di altri co-fattori sia di suscettibilità individuale che di esposizione ad altri co-cancerogeni per manifestare interamente la loro potenzialità oncogena. Tra i co-fattori un ruolo rilevante è svolto dallo stato immunologico dell’individuo, che può essere reso meno efficace da altre infezioni intercorrenti (quali quelle da virus dell’HIV o da malaria e parassiti delle nazioni in via di sviluppo) o da trattamenti farmacologici (quali quelli chemioterapici per trattare patologie neoplastiche o autoimmuni, o per ridurre il rigetto di trapianti d’organo o di midollo). Per tutti questi motivi le neoplasie a patogenesi ambientale associate ad agenti infettivi sono in generale numerose (rappresentando circa il 20% di tutte le patologie neoplastiche), svolgendo un ruolo determinante soprattutto in alcune fasce di popolazione a rischio.

Studi epidemiologici
Per valutare in maniera scientifica l’ampiezza della problematica e verificare la presenza di particolari fattori ambientali hanno partecipato ai lavori gli autori del GloboCan (l’osservatorio oncologico della Organizzazione Mondiale della Sanità –OMS/WHO di Lione), ricercatori del National Cancer Institute (NCI/NIH, Bethesda, USA), epidemiologi Italiani. Le relazioni presentate confermano che la valutazione di tumori a patogenesi prevalentemente genetica/familiare (quale il carcinoma al seno), quelli ambientali chimici (quale il ca del polmone) e quelli a patogenesi ambientale infettivologivi (quale il ca del fegato, il ca della cervice uterina ed i linfoma) permettono di identificare il ruolo delle componenti ambientali del territorio ed il rischio di insorgenza nella popolazione.

Studi molecolari-patogenetici
Il raffronto tra i diversi meccanismi patogenetici delle neoplasie associate ad agenti virali rappresenta una strategia rilevante per identificare vie metaboliche comuni su cui effettuare il monitoraggio di progressione neoplastica, valutare l’efficacia dei protocolli terapeutici utilizzati, sviluppare nuove terapie innovative. Nel corso del convegno, grande risalto è stato dato allo studio dell’attività telomerasica (che risulta fortemente incrementata nelle patologie neoplastiche) oltre che ad una più puntuale caratterizzazione degli oncogeni virali ed alla loro attività sugli onco-soppressori cellulari. Di particolare interesse gli studi condotti sui retrovirus endogeni (Norbert Bannert del Koch Institute, DE), e tra di essi gli studi sul virus del carcinoma della mammella umano, analogo a quello ben studiato dei tumori murini; rilevanti anche i dati sui virus del polioma sia relativi all’SV40 (che introdotto nella specie umana negli anni ’60 è oggi presente in alcune comunità) che quelli del Merkel Cell Carcinoma Virus (identificato molto di recente).

Approcci terapeuticiI grandi progressi raggiunti dalla biologia molecolare negli ultimi anni stanno attualmente permettendo notevoli progressi sia in campo diagnostico (con lo sviluppo di tecnologie avanzate, inclusa la Systems Biology, che rappresenta l’analisi dei massimi sistemi in biologia) che in quello terapeutico (con lo sviluppo di approcci terapeutici altamente innovativi). Forse la produzione di farmaci non convenzionali, inimmaginabili fino a qualche anno fa è l’aspetto discusso nel convegno che può colpire di più l’interesse sia del vasto pubblico che di esperti di settore: costruzione di vaccini espressi da virus (quali adenovirus, lentivirus, poxvirus), sviluppo di virus litici in grado di eliminare le cellule neoplastiche, allestimento di molecole vaccinali anti-cancro in piante.

Ricadute a breve termine del SSNLo sviluppo di numerose strategie innovative biotecnologiche avanzate sta permettendo e permetterà a breve termine una più precisa caratterizzazione delle patologie infettive croniche ad evoluzione neoplastica ed una maggiore prevedibilità della progressione neoplastica. A più lungo termine invece sarà possibile la realizzazione di strategie preventive e terapeutiche delle patologie neoplastiche già presenti nell’individuo.

Sito Web https://sites.google.com/site/viraloncol/