sabato 18 maggio 2013

Un medico Napoletano mette a punto la vaccinazione anti-vaiolosa nel 1810: Gennaro GALBIATI

Quando si parla di vaccinazione anti-vaiolo, si pensa subito a Jenner ed alla sua introduzione del poxvirus bovino per la vaccinazione umana contro le terribili epidemie di vaiolo umano. Ma le cose non sono andate proprio così.

Il virus vaccinico è il più antico agente virale utilizzato a scopo vaccinale. Prima dell’introduzione del virus vaccinico alla corte di Francia da parte del Dr John Fewster nel 1765 [1], la prevenzione del vaiolo era effettuato con l’inoculazione di materiale derivato da pustole umane parzialmente disidratato, il cui risultato era molto variabile e le cui prime descrizioni risalgono a Medici cinesi del 1579 [2]. E’ solo nel 1798 (dopo circa trenta anni) che Edward Jenner [3] standardizza e descrive le modalità per la scarificazione di materiale da pustole bovine o vacciniche (da cui poi deriverà il termine vaccino). Il trasferimento di questo materiale dalle pustole bovine all’uomo permette con risultati riproducibili (e con un numero limitato di imprevisti) la prevenzione delle epidemie di vaiolo che con cadenza decennale decimavano e sfiguravano la popolazione europea. Nei primi anni del novecento saranno alcune Ditte Farmaceutiche e soprattutto gli Istituti di Sanità pubblica in varie nazioni a sviluppare dei ceppi attenuati di cowpox (Poxvirus bovino). Quello più utilizzato al mondo è stato il vaccino anti-vaioloso Dryvax della Wyeth leader mondiale negli anni 40 ed unico produttore negli anni 60, attenuato e reso sicuro mediante preparazione dalla linfa vaccinica, come descritto nel 1803 dal medico napoletano Gennaro Galbiati, primario chirurgo presso la maternità dell'Ospedale degli Incurabili [4,5]. La produzione di tale vaccino è stata discontinuata nel 1980 essendo stato di fatto eradicato il vaiolo nel mondo. Nel 2002, dopo gli attentati delle Torri gemelli ed il rischio di attentati con agenti batteriologici da parte di gruppi terroristici, il Presidente Bush ha richiesto la preparazione di nuovi lotti di vaccino e la copertura vaccinale di gruppi scelti di tutori della legge (quali pompieri, militari, reparti speciali). L’avvio di nuove preparazioni vaccinali ha determinato il subentro della Ditta Acambis che da un clone del virus Dryvax, selezionato per purificazione mediante placche, ha allestito il nuovo vaccino ACAM2000, prodotto in colture cellulari di cellule Vero [6]. Un clone specifico del ceppo ACAM2000, reso ulteriormente attenuato per rimozione del gene della  Timidina kinasi (TK-), è attualmente in corso di sperimentazione clinica per le sua efficacia oncolitica in patologie neoplastiche, particolarmente per l'epatocarcinoma [7-9]

Cosa ha fatto di innovativo Galbiati? il poxvirus bovino (o meglio materiale infetto da poxvirus bovino)  che Jenner standardizza per uso umano, viene poi di fatto trasferito, come in precedenza per quello umano, da soggetti infetti a soggetti (generalmente bambini) sani, mediante l'inoculazione di piccole quantità di croste da pustole di piccole dimensioni: la variolizzazione. Ma questa procedura, che ha il vantaggio di trasferire un poxvirus poco virulento nell'uomo, di fatto ha ancora lo svantaggio di poter trasmettere, nel trasferimento da uomo a uomo, altre patologie infettive umane, quali la sifilide. E così il Galbiati introduce una tappa rivoluzionaria: il materiale infetto viene prima trasferito a giovenche sane e poi da queste ritrasferito all'uomo. Elimina il trasferimento da uomo infetto a uomo sano ed introduce il passaggio attraverso un bovino, che ha anche il vantaggio di produrre quantità maggiori e standardizzate di materiale da trasferire ai bambini da vaccinare. Come lui dice:





Ferdinando Palasciano
Inoltre il passaggio attraverso l'ospite naturale del virus ne permette di conservarne la patogenicità ed infettività, che nel trasferimento e passaggio seriale nell'uomo viene gradatamente perduta. Il Galbiati,  descrive e difende il suo metodo in due pubblicazioni del 1803 e più tardi del 1810 da titolo Lettera apologetica sulla vaccina in cui si esaminano le opposizioni di ogni genere fatte alla vaccinazione in Napoli, ibid. 1803;  Memoria sulla inoculazione vaccina coll'umore ricavato immediatamente dalla vacca precedentemente inoculata, ibid. 1810. L'opposizione alla vaccinazione animale viene soprattutto dal Reale Istituto Centrale Vaccinico del Regno che più volte minaccia di far proibire tale procedura anche nel 1810 [10,11]. Il metodo sviluppato a Napoli resterà però limitato al Regno delle due Sicilie fino al 1865. Nel corso del Congresso Medical de Lyon [12], per la discussione sui rischi associati alla trasmissione da uomo ad uomo , il Dr Palasciano (allievo del Galbiati, deceduto il 1844)  illustra il metodo sviluppato a Napoli che così diverrà lo standard mondiale di produzione del vaccino anti-vaioloso [13] e sarà usato dalla Wyeth per il suo Vaccino Dryvax anche negli anni ’70, fino al termine della produzione di questo vaccino.

Tutta questa vicenda sarebbe andata del tutto smarrita (essendo stata scritta in italiano) se nel 1906 il Dr Chambon non avesse voluto rendere omaggio al Dr Galbiati per la sua invenzione traducendo e pubblicando in Francese la relazione del Galbiati, con la descrizione di tutti gli eventi successivi, in particolare quelli del congresso di Lyon che ne avevano permesso la divulgazione all'intera Comunità Scientifica del tempo [14]. Di recente anche un editoriale su Infectious Agents and Cancer sull'uso di vaccini per la prevenzione delle neoplasie ha voluto mettere in evidenza il ruolo cruciale di Napoli (ed in particolare di Galbiati) sulla messa a punto del vaccino anti vaioloso [15].   

La cosa ancora più sorprendente è che il Galbiati non era un ricercatore, nè un infettivologo o un esperto di Sanità Pubblica. Era un ginecologo, primario all'Ospedale degli Incurabili, con all'attivo varie pubblicazioni di chirurgia ginecologica e lo sviluppo di strumenti chirurgici innovativi. Inoltre fu socio e fondatore dell'Accademia medico-cerusica di Napoli, socio onorario della Reale Società borbonica delle scienze, corrispondente dell'Accademia medica di Sicilia e cavaliere del Reale Ordine di Francesco I.


Referenze Bibliografiche
  1. Hopkins DR The greatest killer: smallpox in history, with a new introduction.University of Chicago Press (2002);
  2. Needham J. Science and Civilization in China: Volume 6, Biology and Biological Technology, Part 6, Medicine.Cambridge University Press., Cambridge (1999); 
  3. Jenner E. An inquiry into the causes and effects of the variolæ vaccinæ, a disease discovered in some of the Western Counties of England, particularly Gloucestershire, and known by the name of the cow pox. Printed by Sampson Low, London 1798. Reprinted Project Guttemberg, (2009);
  4. Galbiati G. Lettera apologetica sulla vaccina in cui si esaminano le opposizioni di ogni genere fatte alla vaccinazione in Napoli: al signor Michele Troja  Printed by De Turris, Napoli (1803).
  5. Galbiati G. Memoria sulla Inoculazione Vaccinica. Yale University Cushing/Whitney Medical Library: (Printed in Napoli 1810); http://www.archive.org/details/39002086340990.med.yale.edu  [webcite]OpenURL
  6. Metzger W, Mordmueller BG. Vaccines for preventing smallpox. Cochrane. Database. Syst. Rev.CD004913 (2007);
  7. Heo J et al. Randomized dose-finding clinical trial of oncolytic immunotherapeutic vaccinia JX-594 in liver cancer. Nat Med 19:329–336 (2013) [webcite];
  8. Breitbach CJ et al. Oncolytic Vaccinia Virus Disrupts Tumor-Associated Vasculature in Humans. Cancer Res. 73(4); 1–75 (2013). [webcite];
  9. Buonaguro FM, Tornesello ML, Izzo F, Buonaguro L. Oncolytic virus terapie Pharmaceutical Patent Analyst, !: 621-627 (2012) [webcite];
  10. Annali universali di medicina - Volume 207,Edizioni 619-621- Pagina 553 (1869) [webcite]
  11. Colera e Vaiolo negli Abruzzi in epoca Pre-unitaria Nazionale: aspetti storico-microbiologici Cholera and Smallpox in Abruzzo region before the unity of Italy: historical and microbiological aspects. Giornale Italiano di Microbiologia Medica Odontoiatrica e Clinica Vol. XII (1): 7-26 (2008) [webcite];
  12. Compterendu des travaux et des discussions. Gazette Med Lyon 19: 449–471 (1864);
  13. Facts about smallpox and vaccination. British Medical Association Report (1905);
  14. Galbiati G, Mémoire sur l'innoculation vaccinale: avec l'humeur recueillie immédiatement de la vache précédemment inoculéeBonneau A (1836–1904), Chambon E. Paris 1906. Yale University, Cushing/Whitney Medical Library: Printed by Rueff; (1906) http://archive.org/details/39002086341006.med.yale.edu [webcite];
  15. Mbulaiteye S and Buonaguro FM, Infections and cancer: debate about using vaccines as a cancer control tool. Infect Agent Cancer. 8:16 (2013) [webcite];

sabato 27 aprile 2013

Un Progetto Europeo per lo sviluppo di un vaccino terapeutico per l'epatocarcinoma, coordinato dalla Biologia Molecolare ed Oncogenesi Virale del Pascale


Un finanziamento di 5'800'000 € per lo sviluppo di un vaccino terapeutico per l'epatocarcinoma è stato assegnato dalla Comunità Europea alla Virologia del Pascale.

Si tratta di un modello innovativo di immunoterapia per indurre una risposta cellulo-mediata contro le cellule neoplastiche di epatocarcinoma. In generale i vaccini preventivi sono usati per indurre una risposta umorale con la produzione di anticorpi per prevenire patologie infettive acute (quali il morbillo, la pertosse, la polio).

Negli ultimi anni si stanno sviluppando approcci vaccinali per curare (e guarire) infezioni croniche e patologie neoplastiche. Questi vaccini terapeutici hanno l'obiettivo di indurre una risposta cellulare con la produzione di linfociti T citotossici in grado di lisare cellule cronicamente infette o cellule neoplastiche. Ci sono ancora molte difficoltà ad ottenere questo risultato, sia per la complessità di identificare idonei epitopi antigenici  sia per la necessità di presentarli adeguatamente (con opportuni adiuvanti o in protocolli ex vivo) alle cellule dendritiche, che svolgono un ruolo chiave nella risposta immunologica.

La rilevanza del progetto proposto e l'eccellenza del network (che include altri 8 Partners di 6 paesi  Europei, incluso due SMEs) è stata ben compresa dal pool di esperti valutatori che lo hanno approvato e permesso il finanziamento (con 1-2 ulteriori progetti) tra gli oltre 1000 presentati inizialmente.


Un risultato davvero eccezionale per il proponente e coordinatore, il Dr Luigi Buonaguro, medico ricercatore dell'Istituto Nazionale Tumori  "Fondazione Pascale", Professore Associato Aggiunto dell'Univerità del Maryland, docente del PhD program in Molecular Medicine del San Raffaele-MI, specializzato in Microbiologia e Virologia, che negli ultimi anni si è focalizzato su studi immunologici vaccinali. Il Dr Buonaguro è uno degli esperti F1000 per i vaccini anti HIV, section editor in Immunologia del J. of Translational MedicineMembro del Board di Clinical and Vaccine Immunology -Soc. Americana di Microbiologia, Managing Editor di Expert Review of Vaccines. Rilevante è stato l'aver studiato e sviluppato modelli vaccinali anti-HIV, che essendo un retrovirus si integra nel genoma umano e, nelle cellule infettate cronicamente, induce modificazioni di espressione funzionalmente paragonabili a quelle presenti nelle cellule neoplastiche. L'essersi formato su un modello diverso e per alcuni versi lontano da quelli usati in oncologia,  ha permesso lo sviluppo di  un approccio del tutto innovativo e non convenzionale.

Quali sono le difficoltà di un tale finanziamento? L'altissima competitività: uno-due progetti finanziati per ciascuna call, che la comunità scientifica Europea decide di finanziare per cinque anni, dando all'idea proposta la reale possibilità di raggiungere un risultato concreto trasferibile alla clinica (translational research). Anche in questo caso è previsto un trial clinico di fase I, per valutare tossicità ed efficacia delle molecole sviluppate.

Ci sono analoghi finanziamenti in Italia? La tipologia più simile è quella del 5x1000 dell'AIRC la cui soglia però si aggira sui 2 milioni di euro, generalmente integra 50-120 gruppi di ricerca ed è coordinato da un studioso emerito del settore, quasi come un riconoscimento alla carriera.

E' possibile influenzare (guidare) le scelte di queste commissioni? è una evenienza molto difficile se non impossibile dato che la lotta tra i proponenti è agguerrita  e non solo per l'entità del finanziamento, ma soprattutto per la sopravvivenza e l'affermazione della propria proposta.

E' verosimile pensare che ci siano delle preferenze sulla base della nazionalità del proponente o dell'approccio metodologico proposto? questi elementi generalmente favoriscono (o meglio premiano) i ricercatori di scuola anglosassone ed è molto improbabile che ci sia stata una preferenza in tal senso per il progetto in oggetto. Certa, invece, è stata la determinazione e la caparbietà del proponente nel presentare l'ennesimo progetto di ricerca.  Nel 2006 la Virologia Oncologica ha partecipato alla presentazione del progetto Europeo NGIN, coordinato dalla Dr.ssa Gabriella Scarlatti (San Raffaele-MI), finanziato con 7'534'000 di euro e durato dal 2008 al 2012. Nel corso di questo periodo la Virologia ha partecipato ad un Progetto COST, con i suoi partners dell'Istituto di Genetica Vegetale (Dr Teodoro Cardi). Poi sono stati presentati (come proponente) 4 progetti, tutti passati nella fase 2, e l'ultimo dei quali classificatosi come primo non finanziato. Tenacia e determinazione che hanno permesso di maturare un costante aumento di qualità (nel corso del finanziamento NGIN) e, alla scadenza   dell'uno, di ottenere il finanziamento del successivo senza interruzione di continuità.

Sarà stato un caso? possibile, non ne avremo mai la certezza.  Di certo per partecipare a qualsiasi competizione sportiva bisogna allenarsi con costanza e determinazione, poi forse non si vincerà mai la medaglia o la si vincerà perchè l'avversario più temibile quel giorno non ha sentito la sveglia. L'unica cosa certa è che bisogna allenarsi. Tutti i giorni sui blocchi di partenza. Bisogna essere  Decoubertiani partecipare per partecipare, ma soprattutto augurarsi che il giorno della medaglia la competizione sia avvenuto con tutti gli atleti in gara, perchè non è necessario vincere, ma è bello vincere per i propri meriti  e non per le avversità degli altri.

Ora bisogna solo rimboccarsi le maniche e raggiungere gli obiettivi proposti: mettere alle corde l'epatocarcinoma, dando una svolta reale agli approcci terapeutici e fornendo una prognosi migliore ai pazienti.



venerdì 26 aprile 2013

Innovazione e Ricerca: Un Premio Nobel al Pascale


Innovazione e Ricerca - la Newsletter dell'Istituto Tumori di Napoli.
In questo Numero:
Meeting Reports: - Dal Pascale visto per voi: Un Premio Nobel al Pascale, 12 Aprile, Aula Cerra, Napoli




http://issuu.com/irccs_pascale/docs/innovazione_e_ricerca_03-2013

sabato 13 aprile 2013

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Quante volte abbiamo usato questa espressione? Letteralmente sembrerebbe indicare che il lupo invecchia ma non perde il vizio .... ma quale vizio? certo se il vizio fosse ... quello di mangiare (o di attaccare agnellini indifesi) sembra ovvio che forse non si tratterebbe di vizio, ma di necessità (e forse bisognerebbe rispondere con un altro motto latino: mors tua, vita mea). La versione latina del motto in oggetto è più chiara: lupus mutat pilum, non mentem, che letteralmente dovrebbe essere tradotto nella frase il lupo muta il pelo, non il modo di pensare.

Dopo la lezione Magistrale del Prof Harald zur Hausen (tenuta lo scorso Venerdì 12 Aprile, all'Istituto Tumori IRCCS-Fondazione Pascale) dal titolo The role of pathogens in human cancers , il motto latino mi è tornato alla mente. Un premio Nobel (in Medicina del 2008) da 10 anni in pensione, potrebbe semplicemente fare un racconto della sua intuizione, della sua scoperta e della sua attività scientifica (450 pubblicazioni), senza impelagarsi in una nuova teoria scientifica o in una nuova querelle. Ed invece a quasi 40 anni dalla sua intuizione del ruolo del papillomavirus nelle patologie umane (ed in particolare nelle neoplasie della cervice uterina), in aperto contrasto con la comunità scientifica che sosteneva al contrario il ruolo dei virus erpetici (HSV-2), ha lanciato l'ipotesi di una patogenesi virale per le neoplasie del colon. Un cacciatore, rimarrà sempre un hunter che fiuta la sua preda.

Questa sfida, però, è ancora più complessa essendo su una patologia considerata da anni il prototipo delle neoplasie causate dall'accumulo di danni genetici, e nella cui patogenesi non era mai stato proposto il ruolo di un agente patogeno.
Quali sarebbero gli elementi che suggerirebbero il ruolo di un agente patogeno?

L'aumento di neoplasie del colon in quelle popolazioni che mangiano carne bovina non cotta. Si vedrebbe una differenza anche tra popolazioni che mangiano carne di bovini di specie diverse, con minore incidenza nelle popolazioni che si nutrono di bovini Yak tibetani (Bos grunniens) rispetto a quelle che si nutrono di bovini Euroasiatici (Bos taurus) o anche degli Zebu Indiani (Bos indicus) o degli ibridi ottenuti dall'incrocio di B. taurus con B. indicus: B. taurus africanus ( i bovini sanga a cui appartengono anche la razza ugadese Ankole-Watusi). Questi bovini di specie o di sotto-specie diverse sarebbero suscettibili a patogeni diversi, che poi trasmetterebbero all'uomo. Basti pensare alla diversa suscettibilità della specie indicus alla peste bovina che ne ha permesso la diffusione in Africa a scapito di altre sotto-specie. 

Quanto solidi sono questi dati? sono solo illazioni? cosa manca per ottenere dei dati consistenti?


Dal punto di vista epidemiologico i dati sono molto lacunosi e controversi soprattutto perchè le informazioni disponibili paragonano genericamente carni bianche (pollo, coniglio, ecc..) con carni rosse (bovine, equine, suine, ecc..) e meno che mai con specifiche sottospecie bovine.


Dal punto di vista microbiologico, potrebbero essere implicati una serie di patogeni, inclusi gli ultimi arrivati: i TTvirus.


Ma se la situazione è così complessa e così controversa, perchè imbarcarsi in una avventura così perigliosa? L'Ulisse Dantesco avrebbe risposto: Nati non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Harald, invece, ha semplicemente ribadito che conoscere il ruolo necessario di un patogeno, anche se non sufficiente da solo ad indurre una patologia,  permette di ridurne l'esposizione ed "addirittura" di sviluppare degli idonei sistemi vaccinali.


Quanto entusiasmo e quanta sana incoscienza giovanile in un saggio di 75 anni, che stimola i più giovani a non avere paura di esporsi e di guardare con attenzione e spirito critico anche quegli argomenti in cui sembra tutto chiaro ed a nessuno verrebbe in mente di mettere in discussione quanto generalmente ritenuto corretto e sottoporlo ad una ulteriore verifica. 

giovedì 7 giugno 2012

Innovazione & Ricerca: GVN & Oncogenic Viruses Meetings

Innovazione e Ricerca - la Newsletter dell'Istituto Tumori di Napoli.
In questo Numero:
Meeting Reports: - Emerging Oncogenic Viruses, 30 Maggio-3 Giugno, Manduria  &
                              - Global Virus Network, 7-9 Giugno, Napoli

 

martedì 5 giugno 2012

Emerging Oncogenic Viruses - Virus Oncogeni Emergenti

Nei giorni 30 Maggio - 3 Giugno si è tenuto a Manduria il secondo Meeting su Emerging Oncogenic Viruses - Virus Oncogeni Emergenti.

Il convegno è stato organizzato da Massimo Tommasino, motore trainante di questo
evento, che riesce a portare sulle coste pugliesi il Gotha della ricerca mondiale della virologia oncologica. Un evento scientifico di altissima validità e rilevanza, sostenuto dallo IARC di Lione (la componente della ricerca oncologica dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - Ginevra) e dal Centro Tedesco di Ricerca Oncologica di Heidelberg.



Quest'anno l'evento è stato inaugurato dal
Dr Christopher P. Wild, Direttore dello IARC, e
dal Dr Harald zur Hausen,
presidente emerito del Centro di Heidelberg che ha diretto per vari anni, oltre ad essere stato direttore dell'International Journal of Cancer, ma soprattutto insignito del premio nobel nel 2008 per l'aver scoperto e descritto il ruolo oncogeno dei papillomavirus (HPV) nel carcinoma della cervice uterina.




L'intervista del Dr zur Hausen alla premiazione del Nobel è disponibile sul sito web della Fondazione Nobel.


Informazioni del convegno sono disponibili sul sito web dello IARC alla pagina http://www.iarc.fr/oncogenicviruses2012/index.php .



Una ulteriore caratteristica del Meeting è la grande carica di socializzazione che presenta, fattore che determina un elevato grado di interazioni tra i vari gruppi di ricerca e la grande possibilità di collaborazioni. Un esempio di contaminazione culturale e di socializzazione: quest'anno la serata inaugurale ha visto la presenza di Albano, di cui è stato proiettata la sua performance all'ONU di Nessun dorma in presenza di Kofi Atta Annan. Ma la cosa sorprendente è vedere Albano servire strascinati pugliesi a zur Hausen e moglie, in un contesto molto informale e familiare.

Bravo Massimo! Ad maiora.

mercoledì 30 maggio 2012

Innovazione & Ricerca: Tumori ed Infezioni

Innovazione e Ricerca - la Newsletter dell'Istituto Tumori di Napoli
  In questo Numero:  un tumore su sei è causato da infezioni.