domenica 6 luglio 2014




The Breakthrough Prize
Il premio per gli avanzamenti scientifici
 


La nostra corrente era tecnologica, continuamente stravolta da nuove scoperte e rivoluzioni tecnologiche, ha sviluppato un nuovo premio adeguato ai tempi: Il premio per le scoperte rivoluzionarie.

La motivazione di questi nuovi premi è ben descritta sul sito web:
La conoscenza è la principale ricchezza dell'umanità: definisce la nostra natura e modifica il nostro futuro. ... Le discipline che si pongono le domande più rilevanti e che trovano le spiegazioni più critiche costituiscono le scienze fondamentali. I premi per gli avanzamenti premiano prioritariamente le scoperte ottenute in Fisica, Bio-Medicina e Matematica. I premi sono stati fondati da Sergey Brin ed Anne Wojcicki, Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, Yuri e Julia Milner. Commissioni costituite dai vincitori delle precedenti selezioni nominano i vincitori tra i candidati nominati con un processo online aperto al pubblico. Ciascun vincitore riceve 3 milioni di dollari USA$. Inoltre i vincitori sono premiati nel corso di una cerimonia televisiva che celebra i loro risultati e motiva le future generazioni di scienziati. Come parte della cerimonia di premiazione i vincitori sono coinvolti in una serie di convegni e di tavole rotonde. Quelli che continuano a raggiungere altre scoperte continuano ad essere eleggibili per ulteriori  Breakthrough Prizes.

Tra i primi 11 vincitori del Breakthrough Prize in Life Science Research - ricerca BioMediche ( ciascuno premiato con 3 milioni di USA dollari per Groundbreaking Achievements) è il Professore Eric S. Lander, uno dei leaders del Progetto sul Genoma Umano, che ha permesso di sequenziare l'intero genoma umano, fondatore del Broad Institute, il centro di ricerca biomedica e genomica spesso descritto come la Disneyland degli scienziati.

Lander è stato anche uno dei principali promotori del MITOPENCOURSEWARE all'Istituto di Tecnologia del Massachusetts (il leggendario MIT), dove svolge un corso di Biologia full immersion  che ripercorrendo le tappe scientifiche rivoluzionarie dell'ultimo secolo descrive i risultati ottenuti e come siano stati raggiunti.


Numerose sono le congratulazioni ricevute dal Dr Lander, anche sul web, per i suoi risultati scientifici e la sua dedizione al supporto della prossima generazione di scienziati ed alla loro motivazione a perseguire una carriera volta a traguardi scientifici.

venerdì 25 aprile 2014

Trentesimo Anniversario dalla comunicazione della scoperta del virus dell'HIV

Intervista a Robert C. Gallo, MD, Direttore dell’Istituto di Virologia Umana (Institute of Human Virology-IHV) della Facoltà di Medicina dell’Università del Maryland, Baltimora-USA e Direttore Scientifico del Network Globale di Virologia (Global Virus Network-GVN)


Prima dell’AIDS lei ha identificato e studiato il primo retrovius umano, il solo virus finora conosciuto come causa di leucemia. Quale ricerca trova più difficile ed interessante quella sul cancro o quella sull’AIDS?
Le due ricerche sono simili. La ricerca oncologica, però, è più complicata perché include molte patologie differenti. Nella ricerca sull’AIDS, si ci concentra su una singola causa eziologica – il virus HIV- per cui c’è la possibilità di condurre studi completi sui vari aspetti. In oncologia, invece, ciascuna patologia neoplastica deve essere analizzata individualmente come una malattia diversa in cui si cercano degli aspetti comuni ad altre patologie neoplastica, che solo di recente stiamo cominciando a conoscere. Per questo motivo i due tipi di studi rappresentano due sfide scientifiche diverse. Inoltre vorrei precisare che noi lavoriamo anche in oncologia, in particolare siamo molto focalizzati sulle patologie oncologiche che presentano una notevole incidenza nei soggetti che sono infetti dal virus dell’HIV.

Quando riflette sui 30 anni trascorsi dalla scoperta dell’AIDS le tornano alla mente più frequentemente i moment difficili o quelli esaltanti delle scoperte?
Certamente pochi periodi della mia vita sono stati così esaltanti e difficili allo stesso tempo. Il primo è avvenuto prima dell’AIDS quando cercavamo di dimostrare che anche gli uomini possono essere infettati da retrovirus. E’ stato necessario circa un decennio per poter dimostrare la presenza dell’HTLV-1 (il virus umano linfotropico delle cellule T) che causa una leucemia a cellule T (ATL) e meno frequentemente una patologia neurologica: mielopatia o paraparesi spatica tropicale (HAM/TSP). L’HTLV-1 è prevalente soprattutto in America Latina ed in Giappone, più che nei Paesi Occidentali. Ma il provare l’esistenza dei retrovirus umani (prima della scoperta dell’HTLV-1 e HTLV-2) è stata lunga,  difficile ed in alcuni periodi frustrante.
Per l’HIV, le difficoltà e la frustrazione cominciarono nel 1982 e nei primi mesi del 1983 per dimostrare che il retrovirus ora conosciuto come HIV fosse la causa dell’AIDS. I primi dati preliminari furono ottenuti nel 1982 ed ulteriori evidenze furono acquisite nel 1983, ma non c’erano i dati di certezza che il nuovo retrovirus fosse la causa dell’AIDS. Questo risultato richiese molti studi e la messa a punto di nuove tecnologie, sviluppate nel nostro laboratorio, con cui acquisire sufficienti informazioni per convincere il mondo intero che mostrava una notevole reticenza ad accettare tale possibilità. Le scoperte scientifiche non sono facilmente accettate se non sono validate da sufficienti prove scientifiche e soprattutto confermate da altri laboratori. A tale proposito, quando sviluppammo il test diagnostico sierologico noi eravamo ben consci che l’indagine sierologica avrebbe facilitato l’associazione del virus HIV con l’AIDS, poiché era una tecnica facile da eseguire in qualsiasi laboratorio clinico del mondo. Tuttavia l’associazione tra infezione da HIV e malattia di AIDS non avvenne in tempi brevi. L’associazione fu verificata nel corso di un anno e mezzo, con il graduale accumulo dell’identificazione del virus dell’HIV negli ammalati di AIDS.

Ci sono stati dei momenti nel corso dei suoi studi sull’AIDS  quando ha pensato “abbiamo risolto il problema?”
Certamente c’è stato un momento chiave nel nostro lavoro. Questo fu l’autunno del 1983 quando noi scoprimmo come isolare e coltivare in modo continuo e permanente l’HIV in colture cellulari. Questa scoperta ci permise in brevissimo tempo di produrre larghe quantità del virus con cui mettere a punto un test diagnostico sierologico. Inoltre l’avere a disposizione grandi quantità del virus ne permise la sua caratterizzazione genetica e la identificazione delle sue proteine strutturali e funzionali.

Come si è sentito da ricercatore catapultato nel mondo finanziario e politico?
Come per molti giovani medici, la mia vita è stata dedicate allo studio. Ho avuto poche attività non correlate allo studio. Sono andato all’Università, alla Facoltà di Medicina, e poi mi sono dedicato all’ematologia oncologica nel periodo della specializzazione. Dopo questo lungo periodo di formazione sono andato all’Istituto Nazionale dei Tumori (National Cancer Institute – NCI, Bethesda, USA) dove alla componente clinica ho associato la ricerca sperimentale, a cui poi mi sono dedicato a tempo pieno. La mia esperienza di vita pratica era molto modesta. Ero stato fortunato che mio padre si fosse preso cura degli assilli quotidiani e che non avessi dovuto preoccuparmi di nulla. Poi improvvisamente cominci a studiare una malattia, in cui tu incontri i pazienti – quella era una novità a cui non ero preparato. Secondo, incontri attivisti, che accusano medici e politici di fare poco per questa malattia e per fermarne la diffusione. Terzo, incontri i politici. Quarto, incontri persone famose. Quinto, ti vengono chieste le tue opinioni su cose di cui non hai alcuna conoscenza. Non sei un esperto di tutto, anzi la tua conoscenza scientifica è limitata a pochi argomenti, ma al contrario ti fanno domande su argomenti che tu ignori. Inoltre tu sei proiettato nel mondo legale su aspetti legati ai brevetti. Come si potrà immaginare il tutto mi incuteva un po’ di timori.

Pensa che ci sia soddisfazione ed autocompiacimento sui risultati ottenuti sull’HIV?
Sì, c’è molto autocompiacimento oggi – è ovvio, ed è comprensibile perché abbiamo una terapia molto efficace. Inoltre le iniziative di case farmaceutiche di Brasile Cina ed India, di introdurre farmaci generici, hanno permesso di introdurre farmaci a basso costo in tutti i Paesi, rendendo possibile il trattamento antiretrovirale anche nei paesi in via di sviluppo.
Dopo aver espresso la nostra soddisfazione sui risultati ottenuti, però bisogna ribadire che l’infezione da HIV e l’AIDS non si possono curare. I pazienti vivono meglio e più a lungo, ma hanno ancora il virus nel loro organismo e la loro aspettativa di vita è ancora un pò più corta dei soggetti non infetti, hanno un maggiore rischio di patologie oncologiche e cardiovascolari. Per cui il problema non è ancora del tutto debellato anche per i pazienti che sono sottoposti ad una terapia ottimale. Poi non bisogna dimenticare che molti pazienti non ricevono cure adeguate. Anche negli USA viene riportato che solo il 20% segue accuratamente lo schema terapeutico più idoneo.

Perché I giovani debbono temere l’HIV ancora oggi?
Ovviamente I farmaci antiretrovirali non risolvono del tutto il problema dell’infezione da HIV, ma ne migliorano la vita trasformando una infezione acuta in una infezione cronica. Il virus non è stato debellato e noi siamo ancora a rischio di infezione. Se ti infetti devi assumere farmaci anti-retrovirali per il resto della tua vita. A chi piace questa realtà? Alcuni farmaci hanno effetti collaterali, anche se non seri. Inoltre, come ho già ricordato, c’è una incidenza maggiore di patologie neoplastiche e cardiovascolari, ed una aspettativa di vita più breve. Per tutti questi aspetti si dovrebbe evitare l’infezione da HIV e si dovrebbe prevenirla.

L’AIDS ha cambiato l’attitudine generale verso I problemi delle minoranze?
Sì, credo che ci sia stato un cambiamento di attitudine. Penso che una delle conseguenze positive della terribile storia dell’AIDS è la maggiore comprensione delle differenze personali in ambito sessuale. C’è anche una maggiore comprensione delle differenze tra le popolazioni Settentrionali, Meridionali, Occidentali ed Orientali del globo, ed una maggiore cooperazione. Inoltre si stà ponendo più attenzione ai diritti delle donne.

Lei crede in una terapia “funzionale”, ma non in una cura virologica. Quali sono le differenze tra le due?
Non credo che ci sia alcuna promettente strategia per una cura virologica totale. Eccetto, in teoria, con alcune terapie geniche, che però è una strategia molto improbabile su scala mondiale – probabilmente potrebbero essere usata per alcune persone selezionate, ma anche in quel caso non sappiamo se siano de tutto sicure. Per tale motivo non sperpererei finanziamenti in quella direzione. E’ una strategia difficile perché ci sono cellule che sono infettate in modo latente, difficili da trovare, che vivono per lunghi periodi e che periodicamente rilasciano il virus. Sembra che indipendentemente dall’intensità del trattamento, quelle cellule rimangono nell’organismo e saranno sempre lì. Non credo che sarà possibile eliminarle tutte. Né penso che sia necessario.
Cura funzionale, invece, significa che una persona infetta da HIV potrebbe mantenere il virus soppresso senza dover ulteriormente assumere anti-retrovirali. Penso che questo risultato sia possibile e che verosimilmente sarà ottenuto nei prossimi 5-10 anni.

La comunità scientifica ha più volte sostenuto che la cura dell’AIDS avverrà per il 2020. Pensa che sia un obiettivo raggiungibile su sala globale?
Sì penso che sia raggiungibile se stiamo parlando di una terapia funzionale. Se invece si sta parlando di una cura virologica penso che sia un obiettivo non realistico. Se un ricercatore afferma di credere in una cura virologica completa per il 2020, io penso che tale ricercatore non sa di cosa stia parlando.

Quali sono stati I tuoi contributi scientifici rispetto a quelli del gruppo francese? Cosa pensa della decisione del comitato del Nobel 2008?
Noi abbiamo dato l’avvio all’intero settore della retrovirologia umana con la scoperta del primo retrovirus umano, l’HTLV-1, e del secondo, l’HTLV-2. Noi abbiamo stabilito il nesso di causalità tra HIV e l’AIDS. L’articolo scientifico del Dr. Montagnier è stato certamente il primo  a descrivere un retrovirus diverso da quelli scoperti da noi in precedenza. L’articolo del Dr. Montagnier precede il nostro per la descrizione del virus che successivamente sarà dimostrato essere l’agente causale dell’AIDS. L’associazione dell’HIV con l’AIDS è stato fatto da noi nei primi mesi del 1984. Avevamo 48 isolati virali diversi di HIV ottenuti da 48 differenti pazienti e noi fummo in grado di dimostrare che l’HIV era la causa dell’AIDS. Inoltre sviluppammo un test diagnostico sierologico, che fornì una ulteriore conferma che l’HIV era la causa dell’AIDS. Dr Montagnier ed io abbiamo pubblicato insieme ed abbiamo avuto pochissime divergenze. Abbiamo pubblicato insieme da coautori (Montagnier e Gallo) sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, e più recentemente sulla rivista New England Journal of Medicine (Gallo e Montagnier) sulla scoperta dell’HIV come causa dell’AIDS. Il comitato del Nobel è composto da 4 o 5 signori Svedesi – è la loro decisione (non della comunità scientifica mondiale). Mi sono offeso? Sì e anche molto sorpreso della loro decisione. Ma non mi lamento – molte nazioni nel mondo mi hanno reso onore attribuendomi molte onorificenze con o senza il mio collega Dr. Montagnier. Tra i premi ricevuti – che sono più di quanto avessi mai potuto auspicarmi- c’è il premio Paul Ehrlich, la massima onorificenza scientifica tedesca, quella giapponese, il premio spagnolo Prince Asturia, il premio americano Lasker Award, che ho ricevuto due volte. Ho anche ricevuto la massima onorificenza israeliana Dan David Prize e quello canadese Gairdner Award.

Quali sono i suoi sogni da realizzare ancora?
Il mio attuale sogno in ambito organizzativo è di lasciare un eccezionale Istituto di ricerca – l’Istituto di Virologia Umana della Facoltà di Medicina , Università del Maryland – che ho contribuito a fondare. Il secondo sogno è di lasciare in eredità il Network Globale di Virologia (the Global Virus Network, GVN), che ho co-fondato, tre anni fa.

Da ricercatore il mio sogno è di acquisire una maggiore conoscenza delle cause del ruolo delle patologie infettive nella patogenesi delle neoplasie. Finora ne ho trovato qualcuna. Con I miei colleghi ho scoperto 5 virus con potenzialità oncogena. Vorrei trovare ulteriori associazioni di agenti infettivi e neoplasie e vorrei dimostrare che hanno un ruolo determinante nelle neoplasie umane. Anche per l’AIDS ho un obiettivo. Vorrei vedere una cura funzionale dell’HIV e vorrei che l’IHV vi contribuisse. Inoltre io spero che il nostro modello vaccinale possa essere importante nel fare avanzare le nostre conoscenze vaccinologiche verso il vero traguardo di un vaccino preventivo efficace contro l’HIV. Lo studio clinico di fase I basato sul nostro modello vaccinale dovrebbe prendere l’avvio entro la fine del corrente anno o nei primi mesi del prossimo anno.

Traduzione dall'intervista originale pubblicata sul blog del giornale IAC - Infectious Agents and Cancer 

mercoledì 25 dicembre 2013

6th ASICON - Mumbai-India, 13-15 Dicembre 2013


La 6th Conferenza Nazionale della Società contro l'AIDS d'India (ASICON) si è tenuta dal 13 al 15 Dicembre a Mumbai (Bombay) presso l'Hotel Palladium (ex Hotel Shangri-La), localizzato nel cuore della città al di sopra del centro commerciale Palladium.

L'ASICON 2013, con il contributo di 14 relatori internazionali e 58 relatori nazionali, si è articolata in 24 sessioni plenarie, tavole rotonde,workshops, presentazioni orali e posters per giovani ricercatori. La conferenza rappresenta una opportunità unica di aggiornamento scientifico e clinico per medici e ricercatori impegnati nei diversi aspetti dell'infezione da HIV e dell'AIDS. Le presentazioni avutesi ed i relativi dibattiti certamente contribuiranno a migliorare la qualità delle cure per l'HIV e le priorità di ricerca in India, in particolare a valutare i nuovi approcci terapeutici per raggiungere nuovi traguardi: dalla Prevenzione e Trattamento .... alla Cura  ["Scaling New Hights - From Prevention & Treatment .... Towards Cure"]

L'ultimo decennio ha visto una incredibile evoluzione dell'ART (terapia anti-retrovirale) che è passata dal trattamento di pochi al trattamento come prevenzione "Treatment as Preention .TasP" e più recentemente alla strategia: diagnosticare e trattare "Test and Treat".

ASICON sta contribuendo a trasferire informazioni su novità in Vaccini e Trattamenti anti-HIV a giovani medici e ricercatori indiani. Mentre governo, ditte farmaceutiche ed organizzazioni non governative (NGO) stanno facendo sforzi immani per aumentare l'accesso al trattamento, ASICON è focalizzata principalmente al loro utilizzo ottimale attraverso l'aggiornamento e la formazione scientifica. Inoltre attraverso il partenariato con il Forum dei Parlamentari su HIV/AIDS, ASICON ha avviato una iniziativa per influenzare le figure professionali implicate nella stesura e nella implementazione delle strategie medico-sanitarie sui bisogni e le aspirazioni dei pazienti che vivono con l'HIV (PLHIV) e sul ruolo dei medici che si occupano di HIV. Infine ASICON ha preso l'iniziativa di fare corsi di preparazione per giovani medici e ricercatori. Oltre ai corsi di formazione continua (ECM), condotti nel corso dell'anno dal Kashmir al Kanyakumari, e dall' Ahmedabad a Shillong, vari intensi workshops sono stati svolti , seguiti da stage pratici (hands-on training) in Inghilterra.

Il programma del meeting, disponibile alla pagina web della  Conferenza,  è stato focalizzato su vari aspetti dell'epidemia di HIV/AIDS in India, incluse le patologie neoplastiche associate all'AIDS. Un evento davvero speciale è stata la partecipazione all'inaugurazione, tenutasi il 13 Dicembre, del Ministro della Sanità della Tanzania, per rafforzare i legami delle nazioni Africane all'India nella battaglia contro l'HIV/AIDS. Il trascritto della relazione è disponibile sulla pagina web del blog del giornale IAC. La rilevanza della Tanzania è dovuta anche al fatto che essa è stata la prima nazione Africana ad ospitare l' International Conference on AIDS and Associated Cancers in Africa che il nostro gruppo organizzò al Centro Congresso Internazionali di Aruba (14-16 Settembre, 1988), l'anno successivo al convegno di Napoli del 1987, che sarebbe diventato il famoso ICASA Meeting.


6th ASICON - Mumbai 2013

domenica 8 dicembre 2013

The AORTIC Conference in Durban

ICC - Durban
Il recente Convegno della Organizzazione AORTIC (The African Organization for Research and Training in Cancer) tenutosi al Centro Congressi - ICC (International Conference Center) di Durban (Sud Africa) dal 21 al 24th Novembre ha rappresentato un congresso scientifico di notevole rilevanza che ha riunito più di 1000 ricercatori biomedici di 66 nazioni (incluse 32 delle 52 nazioni Africane).

Il convegno, articolato in presentazioni plenarie ed in Workshops, spesso espletati in 5 sessioni parallele contemporanee, ha compreso le varie componenti della ricerca sperimentale e clinica dell'oncologia con sessioni dedicate alla ricerca epidemiologica ed eziopatogenetica, allo studio dei meccanismi biomolecolari, all'oncologia clinica, alle nuove strategie terapeutiche. Il convegno oltre a focalizzarsi sugli aspetti precipui dell'oncologia Africana, che deve essere affrontata in maniera specifica, svolge un ruolo cruciale nella formazione della attuale nuova generazione di oncologi Africani, che dovranno essere pronti ad affrontare le nuove frontiere terapeutiche ed i cambiamenti di prevalenza delle tipologie di neoplasie del continente Africano. Alle neoplasie associate alle infezioni croniche, si stanno associando nuove neoplasie dovute al cambiamento dello stile di vita ed all'allungamento dell'età media di sopravvivenza, in particolare neoplasie della mammella e della prostata.

Attualmente le neoplasie più frequenti per  la popolazione maschile Africana sono: il Sarcoma di Kaposi (costituendo il 12,9% di tutti i tumori maschili), il carcinoma del fegato (14,8%), della prostata (9,5%), della vescica (6,1%), ed il linfoma non-Hodgkin (5,7%); per quella femminile: il carcinoma della cervice (costituendo il 23,3% di tutte le neoplasie femminili) e della mammella (19,2%), il sarcoma di Kaposi (5,1%), il carcinoma del fegato (5,0%), ed il linfoma non-Hodgkin (3,7%).

Il convegno, la cui organizzazione è stata impeccabile sia dal punto di vista scientifico che sociale, basti pensare all'esibizione dei quattro tenori di colore   (I Gugulethu tenors), sta raggiungendo in pochi anni lo spessore e la rilevanza che il convegno ICASA ha avuto per l'AIDS in Africa, sin dalle sue prime edizioni organizzate dal nostro gruppo a Napoli (1987)*, Arusha- Tanzania (1988), e Marsiglia - Francia (1989).

Il convegno AORTIC nei prossimi anni svolgerà un ruolo determinante per l'oncologia di tutto il continente Africano e rappresenterà un punto di riferimento per tutta l'oncologia mondiale.

* Giraldo et al.: AIDS and Associated Cancers in Africa : 2nd International Symposium, Naples, October 7-9, 1987
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/nlmcatalog/8805563
http://search.library.wisc.edu/catalog/ocm18049737



domenica 29 settembre 2013

Pietro Grasso al WFS Meeting, Erice - 20 Agosto 2013

Anche quest'anno si è tenuto in Agosto (dal 19 al 24)  il corso diretto dal Prof Zichichi dal titolo ERICE INTERNATIONAL SEMINARS ON PLANETARY EMERGENCIES, giunto alla sua 46° edizione.


Anche quest'anno la partecipazione è stata numerosa con la presenza ad Erice di 124 scienziati provenienti da 60 laboratori di 38 nazioni per partecipare ai Seminari internazionali nell'aula Dirac della Fondazione Ettore Majorana, i cui proceedings sono pubblicati annualmente da Richard Ragaini. 

Lectio Magistralis di Pietro Grasso aprirà i Seminari internazionali a Erice: dal 20 al 23 agostoNino ogni anno riesce a stupire tutti, invitando pesonalità del mondo della cultura e della politica, basta scorrere il sito web dello scorso anno. Ma quest'anno c'è stato qualcosa di più ha fatto intervenire il Presidente del Senato Dr Pietro Grasso. Il Magistrato Grasso per anni è stato in prima linea contro il crimine organizzato, e dal 2005 è stato il Procuratore Nazionale Antimafia. Nel corso della sua attività ha chiesto ed ottenuto quasi 500 ergastoli e centinaia di condanne per varie migliaia di anni di carcere. Dal 2012 per Rai Storia ha condotto il programma in 12 puntate dal titolo Lezioni di Mafia, la cui prima lezione è dedicata a La Cupola. Il Dr Grasso, per gli amici Piero, era arrivato la sera prima, con una scorta personale davvero imponente e chiaramente evidente. I colleghi stranieri, che non ne conoscevano la storia personale, si e ci chiedevano se non fosse eccessiva e se non fosse dovuta soprattutto a dare una dimostrazione di potere. Ed era chiaro che le nostre spiegazioni non erano del tutto convincenti e che non riuscivamo a scalfire il loro scetticismo. 

La mattina dopo, il Dr Grasso ha svolto una lezione magistrale di notevole spessore su La grande Alleanza fra Politica e Scienza, e dopo aver espresso le sue considerazioni per ciascuna delle emergenze discusse e studiate quest'anno ha sentenziato:

I problemi che la comunità scientifica pone alla politica, nell'interesse collettivo,
 hanno bisogno di persone in grado di saper guardare alle prossime generazioni,
 non alle prossime elezioni !!! Il risultato di questa mancanza è,
 purtroppo, sotto gli occhi di tutti.


per concludere la sua lezione con le seguenti considerazioni ed auspici: 

In questo senso mi piace fare mie le parole di Enrico Fermi sulla professione del ricercatore, che "deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi". Così come mi piace estendere tali parole alla professione del politico, che deve allo stesso modo spostare in avanti le frontiere delle proprie idee e delle proprie convinzioni, cercando non solo immediati consensi, ma anche, e soprattutto, soluzioni valide e visioni lungimiranti. Non bisogna mai trascurare che al centro di tutto c'è sempre l'uomo, che invece di usare la scienza per vivere meglio, la rivolge contro se stesso o i propri simili, tradendo i valori a cui la scienza si è sempre ispirata: amore verso l'universo e rispetto per la vita e la dignità dei cittadini.

Con questo spirito, nel mio ruolo di Presidente del Senato, non esiterò a battermi affinché il Senato della Repubblica sappia sentirsi parte di questa sfida, utilizzando tutti i poteri e le funzioni a sua disposizione, dalla legislazione al controllo sull'operato del Governo, dall'acquisizione di dati ed informazioni alle inchieste legislative, perché le emergenze planetarie siano considerate adeguatamente, in un confronto costruttivo e trasparente, perché è questa la più bella battaglia di civiltà che si possa immaginare.

Mi auguro che a quest'obiettivo sapremo giungere anche attraverso la rinnovata alleanza tra la politica e la scienza che gli appuntamenti ericini hanno sempre invocato. Essere buoni alleati non significa confondere i ruoli. Significa imparare a condividere risorse e capacità per perseguire con forza e determinazione progetti comuni. Acquisire come bene comune i risultati di una "Scienza senza segreti e senza frontiere" e passare dall'emozione al progetto attraverso una ferma volontà politica: un'utopia che può divenire realtà.
L'utopia ha una sua forza inarrestabile nella misura in cui qualcuno, difendendo le proprie idee anche fino alla morte, dimostra che il cambiamento è possibile. Galilei, Copernico, Newton, Fermi, Einstein e tanti altri, pur considerati degli eretici dai loro contemporanei, son riusciti a far progredire l'umanità.
Speriamo che le utopie del terzo millennio, pur nella generale incredulità, possano realizzarsi e contribuire al progresso del mondo. E' questo l'auspicio che oggi vorrei affidarvi, nella convinzione che l'entità dei valori in gioco ci renderà straordinariamente coraggiosi nel perseguire gli obiettivi.
Auguro quindi buon lavoro ai 124 scienziati che, nel corso dei seminari, si potranno aggiornare e confrontare sui progressi compiuti nell'attuazione degli oltre 100 progetti di ricerca in corso nei 60 laboratori di 38 nazioni.
Il testo completo della Lezione Magistrale al sito web del Senato  e dell'Agenzia Parlamentare 

A fine lezione c'è stato un sentito applauso da parte di tutto l'uditorio, e sebbene fosse ancora opprimente la presenza della scorta, il relatore dal sorriso aperto e disarmante, l'uomo dei vertici politici e giuridici dall'eloquio profondo e semplice, che analizzava con chiarezza il ruolo e le complementarietà delle diverse funzioni dei ricercatori e dei politici, aveva conquistato la platea. Con quell'applauso prolungato, l'uditorio mostrava la condivisione della sua analisi e delle sue considerazioni e soprattutto esprimeva il suo supporto alle iniziative che lui aveva espresso la volontà di voler perseguire.

Poi, dopo un parco coffee break, siamo ritornati ai lavori della nostra sessione, per finirla alle 13:30 ed aggiornarci alle 15:00 per la sessione successiva. Il nostro gruppo di Biomedicina su AIDS e Malattie infettive (che includeva un infettivologo indiano, un epidemiologo Ugandese, un oncologo palermitano, un neurologo italiano) per poter mettere a punto i dettagli della nostra sessione per il giorno successivo, ha deciso di trovare un punto di ristoro tranquillo e defilato. Il luogo era veramente ideale per una riunione di lavoro e così abbiamo continuato a valutare ordine e contenuti delle nostre presentazioni. Poi abbiamo visto alcuni uomini della scorta che ci scrutavano e ... guardando un pò più in là abbiamo intravisto il Dr Grasso a pranzo. 

Ora era chiara quella strana tranquillità per una cittadina come Erice nel periodo estivo. Però non avendo segnali di diniego siamo rimasti a mangiare e chiacchierare. D'improvviso alcuni movimenti della scorta hanno indicato che il Dr Grasso stava andando via, allora gli ho chiesto se volesse sedere con noi a fare qualche foto. E' difficile descrivere l'ammirazione ed il piacere che ha pervaso il gruppo, per la dimostrazione di stima reciproca che veniva così suggellata  ....  ma forse lo si può apprezzare dalle foto. Questa è l'Italia che gli stranieri apprezzano ed ammirano e che rende orgogliosi gli Italiani.





domenica 22 settembre 2013

Il Primo Meeting del GVN Italia


Virus Oncogeni e Patologie Neoplastiche - Oncogenic Viruses and Neoplastic Diseases
Ist Naz Tumori – IRCCS Fondazione "G. Pascale" Napoli 
16-18 October 2013

Nell’ambito delle attività del GVN finalizzate a migliorare la ricerca biomedica e la risposta sanitaria alle attuali patologie virali ed ai nuovi rischi di pandemie, una componente rilevante è rappresentata dalle infezioni virali croniche che progrediscono a patologie neoplastiche. L’entità di neoplasie associate ad agenti virali nel mondo supera globalmente il 20%, con un’alta prevalenza nei Paesi in via di sviluppo, dove le neoplasie associate a patogeni rappresentano il 40% di tutte le neoplasie.

La maggior parte delle neoplasie associate a patogeni presentano una forte dipendenza con la riduzione della risposta immunologica e la polarizzazione immunologica Th1/Th2. Per questo motivo malattie intercorrenti o l’assunzione di farmaci che inducano immunosoppressione possono rapidamente accelerare la progressione neoplastica di infezioni croniche, anche subcliniche. Questo è quanto avviene nel caso del Sarcoma di Kaposi associato all’HHV8 e dei linfomi associati all’EBV, che rappresentano le patologia neoplastiche che si sviluppano più frequentemente dopo trattamenti con chemioterapici per altre patologie neoplastiche o reumatiche. Ciò si osserva anche dopo infezioni di patogeni immunosoppressivi (quali l’HIV/AIDS) o trattamenti immunosoppressivi in soggetti sottoposti a trapianto d’organo. Inoltre anche le bio-terapie che bersagliano i linfociti B possono determinare l’alta frequenza di neoplasie opportunistiche.

Per tali motivi, è cruciale condurre studi ed aumentare la nostra capacità di risposta per malattie il cui aumento di velocità di progressione neoplastica può rappresentare una minaccia per l’umanità. Tra i tanti patogeni direttamente o indirettamente implicati nella patogenesi delle patologie neoplastiche, sono stati selezionati tre modelli da sviluppare nel corso di questo convegno monotematico: virus epatitici e carcinoma del fegato; EBV e linfoma; HTLV-I e Leucemie/Linfomi a cellule T: Eventi futuri si focalizzeranno su altre patologie neoplastiche a patogenesi virale, incluse le neoplasie mucosali associate all’HPV, il Sarcoma di Kaposi e l’HHV8. Inoltre a breve saranno organizzati altri convegni su infezioni virali acute e pandemie.

Sebbene questo convegno sarà prevalentemente finalizzato agli attuali ed a I nuovi membri del GVN Italia, la Partecipazione dei colleghi Europei permetterà la costituzione di Networks Europei per una effettiva integrazione delle loro attività e per la possibilità di rispondere prontamente a bandi Europei multi-nazionali.

Il Convegno di tre giorni (dal 16 al 18 Ottobre p.v.) si terrà all’Eremo dei Camaldoli sul Monte Giove, a circa 10 Km dal nostro Istituto, in una sede unica per la sua tranquillità e per la veduta panoramica su Vesuvio e Golfo di Napoli, da Sorrento e penisola Sorrentina a Sud e le isole di Capri ed Ischia ad Ovest.

Tutti i pasti saranno preparati ed allestiti dalle suore di Santa Brigida, che contribuiranno a dare al Convegno una atmosfera meditativa e profonda, con il loro immutato stile di vita medioevale: l’ordine fu fondato dalla Svedese Santa Brigida nel 1369 e ricostituito nel 1911 dalla beata Madre - Elizabeth Hesselblad, una Svedese Luterana convertitasi al Cattolicesimo.

Il Convegno, con la partecipazione dei colleghi Europei, porrà di certo le basi per il GVN Europa.

Il programma del convegno è disponibile al sito web: 

gvn-italia-2013

Il report del convegno è disponibile sulle Virion Newsletter del GVN 

lunedì 5 agosto 2013

Un Armeno in Italia: Ararad Khatchikian

Nel 1995 incontrai Ararad, che aveva una scuola di sleddog qui a Tarvisio con una cinquantina di Husky Alascani. Ararad è una persona molto particolare. Nato nel 1955 a Khartoum (Sudan) da padre Armeno e madre Italiana è in Italia dall'età di nove anni. Si iscrive a Medicina a Trieste, ma interrompe gli studi nel 1983. L'ultimo esame è quello di immunologia con il Prof Comoglio. Quando ci incontriamo, una volta all'anno, si parla di cani, di avventure in Alaska, di corse di slitta per salvare popolazioni isolate da epidemie di difterite, e di ...... immunologia dei tumori.

Nel 1995 Ararad ci diede Lucine, l'Husky che è vissuto con noi per 15 anni. 

Anche quest'anno ci siamo visti per la solita passeggiata di Lisa in sleddog, ed Ararad ci ha invitati alla sua serata in Trio al Palazzo Veneziano di Malborghetto (UD).
La serata è stata molto piacevole soprattutto perchè sentirlo cantare e vedere qualcuno dei filmati della sua storia e quella del genocidio di 1'800'000 Armeni perseguitati , mi ha dato modo di conoscerlo ed apprezzarlo ancora di più. Ararad da uomo dello sport è sempre pronto a confrontarsi e competere in prima persona. Una delle prime sfide fu nel 1984 quando grazie alla sponsorizzazione della Stock 84 (ed a Mike Buongiorno) Ararad ed il fratello Armèn parteciparano alla Iditarod. Da allora hanno messo su la scuola sleddog in Italia (ed in Europa), ed hanno organizzato the Sleddog European Sprint Championship. Nel 1993 (a settantanni dall'evento) ripartirono sulle orme di Balto.


Il suo sogno attuale è quello di partire dall'Armenia per raggiungere con i suoi cani e la sua slitta il monte Ararat (un simbolo rilevante per i cristiani armeni, dove si sarebbe arenata l'Arca di Noè), che attualmente è in territorio Turco, per dar avvio ad un processo di pacificazione tra queste due popolazioni.

Sarebbe interessante verificare il ruolo degli Armeni nella cultura Kurgan. Stranamente in quella area dei monti del Caucaso nasce la cultura proto-indoeuropea circa 5000 anni fa, come supportato anche dalle indagini genetiche di L.Cavalli-Sforza (picco in Russia meridionale della III componente principale della composizione genetica delle popolazioni Europee moderne).